Claudio Gangi fotografo

•23/04/2018 • Lascia un commento

È con immenso piacere che vi comunico che è online il NUOVO SITO di colui al quale devo moltissimo per il mio percorso artistico a livello fotografico: CLAUDIO GANGI. Se vi eravate segnati il .it, mandatelo in pensione, ora è arrivato www.CLAUDIOGANGI.com con nuove foto, nuovi servizi e tante belle informazioni.

VISITALO ORA!

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5-6 Maggio – Bianco Festival della Fotografia Alessandria

•15/04/2018 • Lascia un commento

Non lo scrivo solo perché faccio parte dell’Associazione, ma perché trovo che quest’anno l’edizione di BIANCO FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA – ALESSANDRIA sia indiscutibilmente RICCA!

Vi invito a cliccare sul link qui sotto e ad andarvi a leggere il programma che per due giorni, precisamente sabato 5 e domenica 6 maggio 2018, vi terrà impegnati con CONFERENZE, ESPOSIZIONI, WORKSHOP e con la PHOTO MARATHON!

In breve, il tutto inizierà con la CONFERENZA gratuita, presso PALAZZO DEL MONFERRATO, del Maestro Gabriele RIGON che parlerà e racconterà della sua esperienza fotografica al fianco dell’astronauta Nespoli che per tre volte ha lasciato la terrà per raggiungere la stazione spaziale. Nel mentre il grande Andrea GOTTARDI, ritrarrà nel suo stile alla Secret Stories, coloro che si saranno prenotati per avere un suo ritratto.

Nella giornata di domenica invece ci si sposterà presso il CHIOSTRO di SANTA MARIA DI CASTELLO, dove ESPOSIZIONI, WORKSHOP sull’utilizzo dei flash di BERNARDI, WORKSHOP per i bambini, CONFERENZA di CLOSER e la PHOTO MARATHON la faranno da padroni.

NON MANCATEEEE!!! e iscrivetevi alla maratonaaaa!! Ricchi premi e cotillons.

INFO QUI: www.biancofestival.it

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TUTTI I DIRITTI DELLE IMMAGINI PUBBLICATE IN QUESTA PAGINA SONO RISERVATI – Non pubblicare o usare queste foto da nessuna parte senza il permesso scritto dal fotografo.

PS, SE QUI SOTTO APPARE UNA PUBBLICITA’ SAPPI CHE NON L’HO MESSA IO…

La quiete delle mie amate zone

•24/03/2018 • Lascia un commento

Per chi non lo sapesse, nella mia professione e in gran parte del mio tempo libero le foto fatte a modelle occupano si e no il 5% di tutta la “produzione”. Sembrerà strano perché chi mi conosce come “ETTONE” ha di fatto sempre e solo visto concept con delle belle donzelle come protagoniste, ma quando non scatto per lavoro, sono solito portarmi dietro la mia piccola e infaticabile Canon 450D, con la quale scatto tutto ciò che mi salta all’occhio. Non ho ancora e penso non succederà mai, preso dimestichezza a scattare con lo smartphone, per cui una reflex, per quanto vecchia e per quanto entry level, resta il mio occhio bionico. Perché non mi porto l’ammiraglia? Perché pesa troppo, è ingombrante e costosa. La 450D va fin troppo bene e con due o tre ottiche nello zaino ho a disposizione tutto quello che mi occorre.

Qualche settimana fa, ho fatto due passeggiate, a distanza di pochissimo tempo, nella zona di Tiglieto – Olbicella, zone che conosco da quando sono piccolo ma che non avevo mai visto con occhio fotografico in “inverno”. Un inverno insolito in quanto nel giro di pochi giorni quei luoghi che sembravano già primaverili sono ripiombati nel freddo della neve.

Qui di seguito alcuni scatti che ho selezionato.

Trovo questi luoghi affascinanti. Abbandonati, ma al contempo vicini alla vita. Purtroppo non del tutto incontaminati, ma comunque ancora abbastanza “puri” dove è facile girare l’angolo e trovarsi di fronte un capriolo o un cinghiale. Nel caso, meglio trovarsi di fronte il primo dei due. Ci sono anche i lupi, ma quelli fiutano l’uomo a km di distanza e se la danno a gambe.

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Ettone a MONZA e non per correre!

•21/03/2018 • Lascia un commento

C’è ancora un bel po’ di tempo, ma inizio a dirvelo così se siete in zona ci fate un pensiero.

Ingresso libero, ma con posti limitati per cui se vi va di essere dei nostri scrivetemi in privato o in un commento a questo post. Così vi conto.

In zona non sono mai stato e mi fa enorme piacere esserci grazie al “CIRCOLO FOTOGRAFICO MONZESE”…A PRESTO!

 

Thirty Seconds to Mars – Bologna – 17 marzo 2018 – UnipolArena

•18/03/2018 • 3 commenti

Oggi vi scrivo un post che non è propriamente fotografico anche se la fotografia non è solo fare click. La fotografia è anche e soprattutto VITA e le esperienze arricchiscono la vostra creatività. In un CONCERTO poi di fotografia ce n’è abbastanza. Ci sono effetti luce che potrebbero ispirare anche il più esperto dei fotografi. Ci sono scenografie e costumi in grado di attivare anche il più dormiente dei neuroni.

Oggi vi scriverò del concerto dei THIRTY SECONDS TO MARS che ho avuto il piacere di vedere ieri sera, 17 MARZO 2018, in quel di BOLOGNA presso l’UNIPOL ARENA… Vi scriverò a punti in modo da essere chiaro e utile a livello informativo.

L’UNIPOL ARENA: è stato il mio primo concerto presso qualla location e come son solito fare prima di andare in luoghi che non conosco, mi sono informato tramite il sito ufficiale, tramite blog e commenti vari trovati in giro per il web. Ho chiesto informazioni direttamente allo staff dell’Arena tramite il form sul loro sito ufficiale, ma non ho mai ricevuto risposta. Avevo letto recensioni negativissime sull’organizzazione, sul costo del parcheggio e altro ancore e ammetto di essere partito prevenuto, ma fortunatamente mi son dovuto ricredere. Certo, il parcheggio è costato 9 euro (con scontrino in regola), ma non l’ho trovato eccessivo rispetto al costo di altri eventi. Il parcheggio è davanti all’arena, comodo e con i posti auto belli larghi. Chi ha un’auto nuova o grossa può comunque stare tranquillo. A piedi si possono poi raggiungere i centri commerciali vicini dove stare al caldo o mangiarsi qualcosa prima dell’entrata (e anche fare pipì). Avevo letto di ore di coda per andare via alla fine del concerto, cosa abbastanza normale in occasione di grandi eventi, ma nonostante ci fosse il pienone, in mezz’ora eravamo in autostrada. Dentro ci sono hostess che offrono informazioni su dove sono situati i vostri posti numerati, pertanto devo ammettere che non ho avuto problemi. Anche il costo di birre e cibi vari nei bar all’interno sono rapportati agli eventi e non eccessivi.

VENIAMO AL CONCERTO: i Thirty Seconds to Mars (che nell’occasione erano solo in due… per intenderci i due fratelli Leto), hanno trasmesso molta carica. Jared era in forma, la voce era potente nonostante la sera prima avesse tenuto il concerto a Roma. Lo spettacolo è stato emozionante e gli effetti scenici e di luce, per quanto minimal, sono stati molto coinvolgenti. Lo style di Jared era di un “ER MONNEZZA” con i soldi, ma ci sta… è il suo stile. Prende vestiti a cazzo e se li butta addosso. Lui può! Lo facessi io sembrerei un barbone con problemi di alcolismo.

Nota negativa, ma che già avevo messo in conto, è stato il fatto che Jared tende a fare dei suoi concerti più una festa che un vero e proprio spettacolo di qualità musicale. Fa cantare tantissimo il pubblico e lo incita come un DJ… e nonostante io apprezzi i cori del pubblico durante i grandi concerti, trovo che se per metà canzone tu faccia cantare il pubblico, non aiutandolo con la tua voce, l’effetto “figata” vada scemando in un miscuglio di voci fuori tempo e di stonature varie. Se poi consideriamo che per via della lingua metà della gente probabilmente non sa cosa sta cantando, il casino è fatto. Ecco, fossi in lui canterei un pelo di più. Anche il fatto di far salire sul palco il pubblico lo trovo molto bello e un gesto carino verso i fan, ma se ogni tre canzoni ti fermi a far salire gente e a chiedere nomi e città di provenienza, interrompi un po’ quella magia che chi viene per ascoltare dal vivo le canzoni si aspetta. Proprio ieri durante il pezzo acustico che tanto aspettavo, è salito un fan che sebbene abbia intrattenuto e cantato a sua volta non mostrando timidezza, ha praticamente distrutto il momento magico che dovrebbe trasmettere un pezzo “chitarra e voce”.

Ovviamente son critiche personali, in sè lo spettacolo è stato molto gradevole e sono felice di avervi preso parte.

Mi ha commosso un brano che Jared ha realizzato e dedicato a tutti gli artisti scomparsi l’anno scorso. Un medley di più canzoni famose compreso un cenno ai Linkin Park. Grande Chester. Sempre con noi.

Andrea e il suo viaggio alle Lofoten

•10/03/2018 • 1 commento

Chi segue questo blog da tempo ha già sentito parlare di lui. Ho diversi amici che oltre ad essere dei veri appassionati di fotografia, lo sono anche per i viaggi. Per la precisione sono due i folli che ogni anno approfittano di qualche settimana di ferie per imbarcarsi in avventure che a volte sono più faticose della vita di tutti i giorni.

Andrea Nasuti è uno di questi. Vi ho già parlato di lui in un’articolo nel quale gli facevo raccontare attraverso un’interessante botta e risposta la sua avventura A CACCIA DI TORNADO negli Stati Uniti. Ci è andato diverse volte a tal punto che quest’anno ha pensato bene di cambiare meta. Niente più vento. Niente più pioggia, ma… tatatatan! GHIACCIO!!!

Ebbene sì, è da poco tornato da un viaggio in Norvegia dove ha scattato fotografie bellissime. E considerato il fatto che l’articolo/intervista sui tornado aveva avuto un buon riscontro di interesse, abbiamo pensato di realizzare un nuovo BOTTA e RISPOSTA anche su questo viaggio.

 

• Per prima cosa, dove sei andato di preciso e perché hai scelto questa meta.

Buongiorno Fabio! Sono stato alle isole Lofoten, in Norvegia. Le Lofoten sono una località molto interessante dal punto di vista paesaggistico, in quanto costituite da fiordi con picchi montuosi affacciati sul mare su cui sono sorti piccoli borghi di pescatori dalle architetture e colori molto caratteristici. Il tutto d’inverno si copre di neve creando un’atmosfera quasi magica e surreale. Inoltre, essendo queste località situate all’altezza del circolo polare artico, sono un’ottima postazione per osservare l’aurora boreale, durante le lunghe notti invernali del nord Europa. E vedere l’aurora boreale è sempre stato per me un sogno nel cassetto!

 

• Sei andato con un team, quanto è importante essere “aiutati” o comunque “seguiti” da chi è esperto di certe zone.

Essere con persone esperte dei luoghi aiuta ad andare subito a colpo sicuro nelle location più caratteristiche. Anche dal punto di vista logistico l’esperienza aiuta essendo luoghi organizzati in modo abbastanza differente dai nostri (ad esempio, gli hotel tradizionali praticamente non esistono e gli alloggi per turisti sono tipiche casette per pescatori ristrutturate e chiamate “rorbu”). In questo caso inoltre gli organizzatori erano dei fotografi professionisti pronti a dispensare ottimi consigli tecnici dal punto di visto fotografico e di post produzione.

• Essendo un blog di fotografia non posso fare a meno di non chiederti che attrezzatura avevi e avevate a disposizione come staff.

Le guide e la maggior parte dei partecipanti avevano corpi macchina Nikon, D800, D810 e D500. Io ero equipaggiato con una Canon 6D. Le ottiche Nikon più usate per i paesaggi sono state grandangolari da 14-24mm f2.8 oppure il classico 24-70mm f2.8. Talvolta per cogliere certi dettagli, come una casetta in lontananza, un peschereccio, o un picco lontano a strapiombo sul mare si sono usati tele, tipicamente 70-200mm f2.8. Io ho optato per la leggerezza con il Canon 24-105mm f4.0, adeguato nella maggioranza delle situazioni. Sempre per i paesaggi abbiamo usato spesso filtri GND e polarizzati. Per fotografare l’aurora non servono grandi attrezzature, basta un grandangolo f4 montato su una macchina capace di reggere bene, con pochi rumori di fondo, ISO3200 per tempi di 10 secondi. Il cavalletto è sempre stato un compagno fedele oltre che per l’aurora, anche per la paesaggistica e in particolare per sperimentare il bracheting.

 

• Quali difficoltà si incontrano a scattare in un ambiente così freddo?

Le temperature medie si aggiravano tra i -5°C e i -10°C. La difficoltà principale risiede nel fatto che bisogna star fermi per molto tempo, durante le albe, i tramonti e la notte per scattare l’aurora. Inoltre dovendo manovrare su ottiche e impostazioni, non è possibile tenere dei guanti molto imbottiti per le mani, che sono la parte del corpo che patisce di più. Se poi si vogliono produrre scatti un po’ più elaborati, ad esempio riprendendo soggetti su diversi piani, come l’aurora riflessa sulla riva del mare, o sul ghiaccio superficiale di un lago, allora il rischio di finire coi piedi a bagno è tutt’altro che remoto…
Scattando di notte una delle difficoltà maggiori è stata la messa a fuoco a infinito. E’ bene prepararsi di giorno per capire esattamente fino a che punto è necessario ruotare l’obbiettivo per impostare in manuale la messa a fuoco a infinito. L’aurora compare e scompare nel giro di pochi minuti e si deve scattare a colpo sicuro per non perdere l’attimo.

 

• Trucchi per resistere al freddo fotografando?

Molto utili sono stati dei prodotti in polvere confezionati in bustine, che una volta aperte, sprigionano e rilasciano calore lentamente, per alcune ore, e possono essere usati come soletta per le scarpe e inseriti in tasca o nei guanti, che devono essere necessariamente sottili e in tessuto tecnico. Le bustine sono reperibili nei negozi per attività sportive invernali, costano poco e fanno assolutamente la differenza!

• Ora parliamo un po’ del luogo e della gente. Facci sapere due cose che ti hanno colpito in positivo e due che ti hanno colpito in negativo.

I luoghi sono molto caratteristici e diversi da quelli a cui siamo abituati. La natura è aspra e selvaggia e l’uomo ha faticato non poco a colonizzare quelle terre. Con la popolazione locale abbiamo avuto pochi rapporti, ma in genere abbiamo trovato buona accoglienza.

Di positivo, mi hanno colpito la capacità di questo popolo di vivere in sintonia con la natura: ad esempio, abbiamo visto moltissimi gabbiani coi nidi sui tetti e finestre delle case, e mi è stato raccontato che dopo aver pescato ed essicato i merluzzi le teste vengono lasciate esposte come cibo per gli uccelli, come a compensazione di quanto prelevato dal mare. Notevoli anche i colori sgargianti delle case, rosse o gialle acceso. Inoltre, sono rimasto stupito dal fatto che avessi connessione 4G ovunque, e nei rorbu dove abbiamo alloggiato, una palafitta di legno sul mare, c’era la fibra ottica.

Di negativo, se vogliamo, i prezzi elevati e l’ospitalità a volte un po’ spartana. La prima notte avevamo i bagni esterni, e per fare una doccia o lavarsi i denti toccava fare una passeggiata nella neve con temperatura ampiamente sottozero e vento che tagliava la faccia.

 

• Torni a casa con un bel malloppo fotografico, sei soddisfatto? Cosa ti ha colpito di più a livello fotografico?

I primi giorni sono stati molto duri, il freddo e il vento sono un bel deterrente. Ma poi entrato nell’ottica, mi sono organizzato a dovere per sfruttare al meglio le opportunità fotografiche e per sopravvivere al freddo. Mi ha colpito la varietà inaspettata di linee e forme che freddo, ghiaccio e neve possono plasmare. Oltre all’aurora, che è un fenomeno davvero unico e spettacolare. Da questo punto di vista siamo stati fortunati per essere riusciti a vederla bene, il che non è scontato.

 

• E infine la domanda che tutti farebbero: ci torneresti? Consigli da dare?

È una di quelle esperienze per cui solo la seconda volta l’apprezzi davvero. Perché conosci le difficoltà e le strategie per minimizzarle. Credo che avendone l’occasione e con la compagnia giusta tornerei volentieri. Consigli per la sopravvivenza: se andate in inverno, accertatevi che il bagno sia interno al vostro alloggio! Siate ben preparati per il freddo: un fotografo deve essere agile per raggiungere le migliori postazioni, ma poi può anche rimanere due ore fermo nella stessa location, ad attendere luce e condizioni favorevoli, per cui è importante vestirsi con abbigliamento tecnico e confortevole. Le bustine “riscaldanti” sono fondamentali, così come una torcia frontale per muoversi nella notte a caccia di aurora.

Bene… grazie ancora per aver condiviso le tue impressioni. Personalmente, al di là del discorso fotografico, ho trovato molto utile il discorso delle bustine che si riscaldano. 😉

Chissà, magari il prossimo giro lo faremo insieme, la Norvegia è una di quelle terre che mi piacerebbe visitare una volta nella vita.

Bene… godetevi le FOTO di ANDREA NASUTI e se non vi bastano andate sul suo profilo instagram: @andreanasuti

 

 

© all rights reserved – Andrea Nasuti 2018

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Per la serie mostre da non perdere: Æno a Casale Monferrato

•28/02/2018 • Lascia un commento

Dato che non si parla solo di fotografia, ma anche di Arte a 360°, non posso fare a meno di non segnalare l’importante mostra di Æno a Casale Monferrato.

Emanuela, Æno, metterà in mostra le sue splendide opere dal 3 al 25 marzo nella Manica Lunga del Castello di Casale Monferrato.

L’ingresso è libero e la qualità altissima. Io ci andrò di sicuro per prendere una boccata d’aria di arte, ispirazione, originalità e creatività…

Ulteriori info sulla sua pagina ufficiale Facebook e Instagram.

 
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