BIANCO FESTIVAL – Alessandria – Gabriele Rigon – Andrea Gottardi e tanti altri

•09/05/2018 • Lascia un commento

Io e il Maestro Rigon – foto by Michele

 

In principio fu “il Giallone” di Andrea Gottardi a destarmi dal torpore della settimana lavorativa. Giunto in Alessandria dopo un viaggio durato sei ore e mezza, alla velocità media di 70 Km orari, venerdì scorso “il Giallone” è approdato con il suo carico di “ARTE” e di “FOTOGRAFIA” per dare il via, il giorno seguente (sabato 5 maggio), alla seconda edizione di BIANCO FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA DI ALESSANDRIA.

Il programma della due giorni si è rivelato fin da subito molto intenso e ricco di emozioni. Andrea Gottardi ha iniziato a scattare le sue “SECRET STORIES” all’interno di PALAZZO MONFERRATO, uno dei palazzi più belli della città, sede di numerose mostre ed eventi culturali, in attesa dell’arrivo del super ospite, il Maestro GABRIELE RIGON, che alle 17.15 ha dato il via alla sua conferenza dal titolo “SPAZIO ALLA FOTOGRAFIA”, incentrata sulla sua esperienza al fianco dell’astronauta PAOLO NESPOLI.

 

il Giallone –  foto by Paolo

 

E qui voglio aprire una parentesi sulla GRANDEZZA e sulla disponibilità di un MAESTRO come RIGON. Durante tutto l’arco della giornata di sabato (compresa la cena) e durante il mattino seguente (quando non sarebbe nemmeno dovuto restare con noi), si è messo a completa disposizione di tutti, rispondendo alle domande, raccontandoci spaccati di vita (vi assicuro che la sua vita è stata moooolto intensa e particolare) che hanno accresciuto la nostra esperienza fotografica, ma soprattutto la nostra sensibilità verso argomenti particolari quali il reportage in zone di guerra o sulle procedure che gli astronauti devono eseguire durante tutto l’addestramento.

 

Rigon disponibile anche a tavola – foto by Michele

Rigon e Gottardi davanti a una Secret Story esposta in mostra – foto by Michele

 

Seguo Gabriele Rigon da tanto tempo. Mi ero innamorato delle foto che fece a Perla (qui il link ad un’altra foto fatta da Rigon a Perla nel 2010, ma io lo seguo da prima), una delle mie migliori amiche e modelle, e da lì rimasi incantato dalla sua fotografia in bianco e nero. Non amo il bianco e nero e questo gliel’ho finalmente detto di persona… Non lo amo perché lo trovo molto difficile da “fare bene”... Il Bianco e nero può essere tanto bello quanto scontato e banale. Ecco, le fotografie fashion/glamour di Gabriele Rigon, non sono ne scontate ne banali e le ho trovate fin da subito poetiche a tal punto che personalmente lo considero tra i migliori fotografi di fashion/glamour bianco e nero d’Italia. Non avevo però mai avuto modo di parlargli di persona. Ci siamo sfiorati spesso, ma mai beccati e ringrazio i ragazzi e soci di BIANCO FESTIVAL per aver “dato vita” al mio “suggerimento” riguardo all’ospite d’onore di questa seconda edizione e aver fatto in modo che lo incontrassi.

 

i partecipanti alla maratona – foto by Paolo

l’esposizione delle Secret Stories di Andrea Gottardi – foto by Paolo

 

Domenica 6 maggio il FESTIVAL è proseguito con le esposizioni di grandi fotografi (Gottardi, Bernardi, Zago) nel Chiostro di Santa Maria di Castello, da dove è anche partita nel pomeriggio la seconda PHOTO MARATHON di ALESSANDRIA affiancata da Workshop per grandi e piccini. I partecipanti sono stati quasi cento ed è stato bissato il successo dello scorso anno. Tutti con le loro t-shirt GIALLE firmate BIANCO FESTIVAL a girare per la città alla ricerca di ispirazione.

Che dire… si è conclusa un’altra bellissima edizione di BIANCO FESTIVAL e vorrei ringraziare veramente di CUORE tutti coloro che, facendo parte dell’associazione si sono SBATTUTI ALL’INVEROSIMILE per mettere in piedi il carrozzone. TUTTI, NESSUNO ESCLUSO! 

Dal di fuori sembra che a organizzare due giorni così ci voglia un minuto, ma credetemi che così non è. Organizzare contemporaneamente CONVENTION, WORKSHOP, ESPOSIZIONI e MARATONA (con iscritti e premi), ti impegna quasi per un anno intero passato tra riunioni settimanali per discutere di contatti che ti danno parole che poi non mantengono (per fortuna ci sono gli SPONSOR veri che ci sostengono), tra istituzioni che per darti un permesso ci mettono mesi, tra burocrazia e liberatorie varie, ripensamenti e tensioni anche costruttive e tanta, tanta voglia di FARE.

Un grazie va anche a tutti coloro che sono intervenuti perché hanno potuto toccare con mano quanto amore per la FOTOGRAFIA c’è dietro a BIANCO FESTIVAL e darci così la carica per affrontare i preparativi per gli eventi futuri. Mi spiace per chi si è perso tutto ciò… ma sono certo che avrà modo di rifarsi. NON FINISCE QUI!

Ah, piccolo messaggio pubblicitario: se sei di Alessandria e limitrofi e vuoi unirti all’Associazione BIANCO FESTIVAL, ti ASPETTIAMO! Basta che mandi una mail a info@biancofestival.it o che ci contatti tramite i canali Social.

 

le foto seguenti sono tutte di AN DO

io con Gabriele Rigon

io con Andrea Gottardi

le fotografe a cui voglio un mondo di bene: Lucia Mondini e Cunene

 

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PS, SE QUI SOTTO APPARE UNA PUBBLICITA’ SAPPI CHE NON L’HO MESSA IO…

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Claudio Gangi fotografo

•23/04/2018 • Lascia un commento

È con immenso piacere che vi comunico che è online il NUOVO SITO di colui al quale devo moltissimo per il mio percorso artistico a livello fotografico: CLAUDIO GANGI. Se vi eravate segnati il .it, mandatelo in pensione, ora è arrivato www.CLAUDIOGANGI.com con nuove foto, nuovi servizi e tante belle informazioni.

VISITALO ORA!

5-6 Maggio – Bianco Festival della Fotografia Alessandria

•15/04/2018 • Lascia un commento

Non lo scrivo solo perché faccio parte dell’Associazione, ma perché trovo che quest’anno l’edizione di BIANCO FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA – ALESSANDRIA sia indiscutibilmente RICCA!

Vi invito a cliccare sul link qui sotto e ad andarvi a leggere il programma che per due giorni, precisamente sabato 5 e domenica 6 maggio 2018, vi terrà impegnati con CONFERENZE, ESPOSIZIONI, WORKSHOP e con la PHOTO MARATHON!

In breve, il tutto inizierà con la CONFERENZA gratuita, presso PALAZZO DEL MONFERRATO, del Maestro Gabriele RIGON che parlerà e racconterà della sua esperienza fotografica al fianco dell’astronauta Nespoli che per tre volte ha lasciato la terrà per raggiungere la stazione spaziale. Nel mentre il grande Andrea GOTTARDI, ritrarrà nel suo stile alla Secret Stories, coloro che si saranno prenotati per avere un suo ritratto.

Nella giornata di domenica invece ci si sposterà presso il CHIOSTRO di SANTA MARIA DI CASTELLO, dove ESPOSIZIONI, WORKSHOP sull’utilizzo dei flash di BERNARDI, WORKSHOP per i bambini, CONFERENZA di CLOSER e la PHOTO MARATHON la faranno da padroni.

NON MANCATEEEE!!! e iscrivetevi alla maratonaaaa!! Ricchi premi e cotillons.

INFO QUI: www.biancofestival.it

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La quiete delle mie amate zone

•24/03/2018 • Lascia un commento

Per chi non lo sapesse, nella mia professione e in gran parte del mio tempo libero le foto fatte a modelle occupano si e no il 5% di tutta la “produzione”. Sembrerà strano perché chi mi conosce come “ETTONE” ha di fatto sempre e solo visto concept con delle belle donzelle come protagoniste, ma quando non scatto per lavoro, sono solito portarmi dietro la mia piccola e infaticabile Canon 450D, con la quale scatto tutto ciò che mi salta all’occhio. Non ho ancora e penso non succederà mai, preso dimestichezza a scattare con lo smartphone, per cui una reflex, per quanto vecchia e per quanto entry level, resta il mio occhio bionico. Perché non mi porto l’ammiraglia? Perché pesa troppo, è ingombrante e costosa. La 450D va fin troppo bene e con due o tre ottiche nello zaino ho a disposizione tutto quello che mi occorre.

Qualche settimana fa, ho fatto due passeggiate, a distanza di pochissimo tempo, nella zona di Tiglieto – Olbicella, zone che conosco da quando sono piccolo ma che non avevo mai visto con occhio fotografico in “inverno”. Un inverno insolito in quanto nel giro di pochi giorni quei luoghi che sembravano già primaverili sono ripiombati nel freddo della neve.

Qui di seguito alcuni scatti che ho selezionato.

Trovo questi luoghi affascinanti. Abbandonati, ma al contempo vicini alla vita. Purtroppo non del tutto incontaminati, ma comunque ancora abbastanza “puri” dove è facile girare l’angolo e trovarsi di fronte un capriolo o un cinghiale. Nel caso, meglio trovarsi di fronte il primo dei due. Ci sono anche i lupi, ma quelli fiutano l’uomo a km di distanza e se la danno a gambe.

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Ettone a MONZA e non per correre!

•21/03/2018 • Lascia un commento

C’è ancora un bel po’ di tempo, ma inizio a dirvelo così se siete in zona ci fate un pensiero.

Ingresso libero, ma con posti limitati per cui se vi va di essere dei nostri scrivetemi in privato o in un commento a questo post. Così vi conto.

In zona non sono mai stato e mi fa enorme piacere esserci grazie al “CIRCOLO FOTOGRAFICO MONZESE”…A PRESTO!

 

Thirty Seconds to Mars – Bologna – 17 marzo 2018 – UnipolArena

•18/03/2018 • 3 commenti

Oggi vi scrivo un post che non è propriamente fotografico anche se la fotografia non è solo fare click. La fotografia è anche e soprattutto VITA e le esperienze arricchiscono la vostra creatività. In un CONCERTO poi di fotografia ce n’è abbastanza. Ci sono effetti luce che potrebbero ispirare anche il più esperto dei fotografi. Ci sono scenografie e costumi in grado di attivare anche il più dormiente dei neuroni.

Oggi vi scriverò del concerto dei THIRTY SECONDS TO MARS che ho avuto il piacere di vedere ieri sera, 17 MARZO 2018, in quel di BOLOGNA presso l’UNIPOL ARENA… Vi scriverò a punti in modo da essere chiaro e utile a livello informativo.

L’UNIPOL ARENA: è stato il mio primo concerto presso qualla location e come son solito fare prima di andare in luoghi che non conosco, mi sono informato tramite il sito ufficiale, tramite blog e commenti vari trovati in giro per il web. Ho chiesto informazioni direttamente allo staff dell’Arena tramite il form sul loro sito ufficiale, ma non ho mai ricevuto risposta. Avevo letto recensioni negativissime sull’organizzazione, sul costo del parcheggio e altro ancore e ammetto di essere partito prevenuto, ma fortunatamente mi son dovuto ricredere. Certo, il parcheggio è costato 9 euro (con scontrino in regola), ma non l’ho trovato eccessivo rispetto al costo di altri eventi. Il parcheggio è davanti all’arena, comodo e con i posti auto belli larghi. Chi ha un’auto nuova o grossa può comunque stare tranquillo. A piedi si possono poi raggiungere i centri commerciali vicini dove stare al caldo o mangiarsi qualcosa prima dell’entrata (e anche fare pipì). Avevo letto di ore di coda per andare via alla fine del concerto, cosa abbastanza normale in occasione di grandi eventi, ma nonostante ci fosse il pienone, in mezz’ora eravamo in autostrada. Dentro ci sono hostess che offrono informazioni su dove sono situati i vostri posti numerati, pertanto devo ammettere che non ho avuto problemi. Anche il costo di birre e cibi vari nei bar all’interno sono rapportati agli eventi e non eccessivi.

VENIAMO AL CONCERTO: i Thirty Seconds to Mars (che nell’occasione erano solo in due… per intenderci i due fratelli Leto), hanno trasmesso molta carica. Jared era in forma, la voce era potente nonostante la sera prima avesse tenuto il concerto a Roma. Lo spettacolo è stato emozionante e gli effetti scenici e di luce, per quanto minimal, sono stati molto coinvolgenti. Lo style di Jared era di un “ER MONNEZZA” con i soldi, ma ci sta… è il suo stile. Prende vestiti a cazzo e se li butta addosso. Lui può! Lo facessi io sembrerei un barbone con problemi di alcolismo.

Nota negativa, ma che già avevo messo in conto, è stato il fatto che Jared tende a fare dei suoi concerti più una festa che un vero e proprio spettacolo di qualità musicale. Fa cantare tantissimo il pubblico e lo incita come un DJ… e nonostante io apprezzi i cori del pubblico durante i grandi concerti, trovo che se per metà canzone tu faccia cantare il pubblico, non aiutandolo con la tua voce, l’effetto “figata” vada scemando in un miscuglio di voci fuori tempo e di stonature varie. Se poi consideriamo che per via della lingua metà della gente probabilmente non sa cosa sta cantando, il casino è fatto. Ecco, fossi in lui canterei un pelo di più. Anche il fatto di far salire sul palco il pubblico lo trovo molto bello e un gesto carino verso i fan, ma se ogni tre canzoni ti fermi a far salire gente e a chiedere nomi e città di provenienza, interrompi un po’ quella magia che chi viene per ascoltare dal vivo le canzoni si aspetta. Proprio ieri durante il pezzo acustico che tanto aspettavo, è salito un fan che sebbene abbia intrattenuto e cantato a sua volta non mostrando timidezza, ha praticamente distrutto il momento magico che dovrebbe trasmettere un pezzo “chitarra e voce”.

Ovviamente son critiche personali, in sè lo spettacolo è stato molto gradevole e sono felice di avervi preso parte.

Mi ha commosso un brano che Jared ha realizzato e dedicato a tutti gli artisti scomparsi l’anno scorso. Un medley di più canzoni famose compreso un cenno ai Linkin Park. Grande Chester. Sempre con noi.

Andrea e il suo viaggio alle Lofoten

•10/03/2018 • 1 commento

Chi segue questo blog da tempo ha già sentito parlare di lui. Ho diversi amici che oltre ad essere dei veri appassionati di fotografia, lo sono anche per i viaggi. Per la precisione sono due i folli che ogni anno approfittano di qualche settimana di ferie per imbarcarsi in avventure che a volte sono più faticose della vita di tutti i giorni.

Andrea Nasuti è uno di questi. Vi ho già parlato di lui in un’articolo nel quale gli facevo raccontare attraverso un’interessante botta e risposta la sua avventura A CACCIA DI TORNADO negli Stati Uniti. Ci è andato diverse volte a tal punto che quest’anno ha pensato bene di cambiare meta. Niente più vento. Niente più pioggia, ma… tatatatan! GHIACCIO!!!

Ebbene sì, è da poco tornato da un viaggio in Norvegia dove ha scattato fotografie bellissime. E considerato il fatto che l’articolo/intervista sui tornado aveva avuto un buon riscontro di interesse, abbiamo pensato di realizzare un nuovo BOTTA e RISPOSTA anche su questo viaggio.

 

• Per prima cosa, dove sei andato di preciso e perché hai scelto questa meta.

Buongiorno Fabio! Sono stato alle isole Lofoten, in Norvegia. Le Lofoten sono una località molto interessante dal punto di vista paesaggistico, in quanto costituite da fiordi con picchi montuosi affacciati sul mare su cui sono sorti piccoli borghi di pescatori dalle architetture e colori molto caratteristici. Il tutto d’inverno si copre di neve creando un’atmosfera quasi magica e surreale. Inoltre, essendo queste località situate all’altezza del circolo polare artico, sono un’ottima postazione per osservare l’aurora boreale, durante le lunghe notti invernali del nord Europa. E vedere l’aurora boreale è sempre stato per me un sogno nel cassetto!

 

• Sei andato con un team, quanto è importante essere “aiutati” o comunque “seguiti” da chi è esperto di certe zone.

Essere con persone esperte dei luoghi aiuta ad andare subito a colpo sicuro nelle location più caratteristiche. Anche dal punto di vista logistico l’esperienza aiuta essendo luoghi organizzati in modo abbastanza differente dai nostri (ad esempio, gli hotel tradizionali praticamente non esistono e gli alloggi per turisti sono tipiche casette per pescatori ristrutturate e chiamate “rorbu”). In questo caso inoltre gli organizzatori erano dei fotografi professionisti pronti a dispensare ottimi consigli tecnici dal punto di visto fotografico e di post produzione.

• Essendo un blog di fotografia non posso fare a meno di non chiederti che attrezzatura avevi e avevate a disposizione come staff.

Le guide e la maggior parte dei partecipanti avevano corpi macchina Nikon, D800, D810 e D500. Io ero equipaggiato con una Canon 6D. Le ottiche Nikon più usate per i paesaggi sono state grandangolari da 14-24mm f2.8 oppure il classico 24-70mm f2.8. Talvolta per cogliere certi dettagli, come una casetta in lontananza, un peschereccio, o un picco lontano a strapiombo sul mare si sono usati tele, tipicamente 70-200mm f2.8. Io ho optato per la leggerezza con il Canon 24-105mm f4.0, adeguato nella maggioranza delle situazioni. Sempre per i paesaggi abbiamo usato spesso filtri GND e polarizzati. Per fotografare l’aurora non servono grandi attrezzature, basta un grandangolo f4 montato su una macchina capace di reggere bene, con pochi rumori di fondo, ISO3200 per tempi di 10 secondi. Il cavalletto è sempre stato un compagno fedele oltre che per l’aurora, anche per la paesaggistica e in particolare per sperimentare il bracheting.

 

• Quali difficoltà si incontrano a scattare in un ambiente così freddo?

Le temperature medie si aggiravano tra i -5°C e i -10°C. La difficoltà principale risiede nel fatto che bisogna star fermi per molto tempo, durante le albe, i tramonti e la notte per scattare l’aurora. Inoltre dovendo manovrare su ottiche e impostazioni, non è possibile tenere dei guanti molto imbottiti per le mani, che sono la parte del corpo che patisce di più. Se poi si vogliono produrre scatti un po’ più elaborati, ad esempio riprendendo soggetti su diversi piani, come l’aurora riflessa sulla riva del mare, o sul ghiaccio superficiale di un lago, allora il rischio di finire coi piedi a bagno è tutt’altro che remoto…
Scattando di notte una delle difficoltà maggiori è stata la messa a fuoco a infinito. E’ bene prepararsi di giorno per capire esattamente fino a che punto è necessario ruotare l’obbiettivo per impostare in manuale la messa a fuoco a infinito. L’aurora compare e scompare nel giro di pochi minuti e si deve scattare a colpo sicuro per non perdere l’attimo.

 

• Trucchi per resistere al freddo fotografando?

Molto utili sono stati dei prodotti in polvere confezionati in bustine, che una volta aperte, sprigionano e rilasciano calore lentamente, per alcune ore, e possono essere usati come soletta per le scarpe e inseriti in tasca o nei guanti, che devono essere necessariamente sottili e in tessuto tecnico. Le bustine sono reperibili nei negozi per attività sportive invernali, costano poco e fanno assolutamente la differenza!

• Ora parliamo un po’ del luogo e della gente. Facci sapere due cose che ti hanno colpito in positivo e due che ti hanno colpito in negativo.

I luoghi sono molto caratteristici e diversi da quelli a cui siamo abituati. La natura è aspra e selvaggia e l’uomo ha faticato non poco a colonizzare quelle terre. Con la popolazione locale abbiamo avuto pochi rapporti, ma in genere abbiamo trovato buona accoglienza.

Di positivo, mi hanno colpito la capacità di questo popolo di vivere in sintonia con la natura: ad esempio, abbiamo visto moltissimi gabbiani coi nidi sui tetti e finestre delle case, e mi è stato raccontato che dopo aver pescato ed essicato i merluzzi le teste vengono lasciate esposte come cibo per gli uccelli, come a compensazione di quanto prelevato dal mare. Notevoli anche i colori sgargianti delle case, rosse o gialle acceso. Inoltre, sono rimasto stupito dal fatto che avessi connessione 4G ovunque, e nei rorbu dove abbiamo alloggiato, una palafitta di legno sul mare, c’era la fibra ottica.

Di negativo, se vogliamo, i prezzi elevati e l’ospitalità a volte un po’ spartana. La prima notte avevamo i bagni esterni, e per fare una doccia o lavarsi i denti toccava fare una passeggiata nella neve con temperatura ampiamente sottozero e vento che tagliava la faccia.

 

• Torni a casa con un bel malloppo fotografico, sei soddisfatto? Cosa ti ha colpito di più a livello fotografico?

I primi giorni sono stati molto duri, il freddo e il vento sono un bel deterrente. Ma poi entrato nell’ottica, mi sono organizzato a dovere per sfruttare al meglio le opportunità fotografiche e per sopravvivere al freddo. Mi ha colpito la varietà inaspettata di linee e forme che freddo, ghiaccio e neve possono plasmare. Oltre all’aurora, che è un fenomeno davvero unico e spettacolare. Da questo punto di vista siamo stati fortunati per essere riusciti a vederla bene, il che non è scontato.

 

• E infine la domanda che tutti farebbero: ci torneresti? Consigli da dare?

È una di quelle esperienze per cui solo la seconda volta l’apprezzi davvero. Perché conosci le difficoltà e le strategie per minimizzarle. Credo che avendone l’occasione e con la compagnia giusta tornerei volentieri. Consigli per la sopravvivenza: se andate in inverno, accertatevi che il bagno sia interno al vostro alloggio! Siate ben preparati per il freddo: un fotografo deve essere agile per raggiungere le migliori postazioni, ma poi può anche rimanere due ore fermo nella stessa location, ad attendere luce e condizioni favorevoli, per cui è importante vestirsi con abbigliamento tecnico e confortevole. Le bustine “riscaldanti” sono fondamentali, così come una torcia frontale per muoversi nella notte a caccia di aurora.

Bene… grazie ancora per aver condiviso le tue impressioni. Personalmente, al di là del discorso fotografico, ho trovato molto utile il discorso delle bustine che si riscaldano. 😉

Chissà, magari il prossimo giro lo faremo insieme, la Norvegia è una di quelle terre che mi piacerebbe visitare una volta nella vita.

Bene… godetevi le FOTO di ANDREA NASUTI e se non vi bastano andate sul suo profilo instagram: @andreanasuti

 

 

© all rights reserved – Andrea Nasuti 2018

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