Lo sguardo in fotografia

Schermata 2016-02-28 a 13.41.05© Ettone with Lucia Mondini – all rights reserved

Sull’importanza dello SGUARDO in FOTOGRAFIA si sono aperte discussioni infinite e non sarà certo mio desiderio aggiungere un altro tassello alla questione.

Indubbiamente gli occhi sono da sempre visti come un elemento in grado di far trasparire l’ANIMA di un soggetto animato e in un ritratto diventano il fulcro delle emozioni e del messaggio che si vuole trasmettere all’osservatore. Ad esempio da tempo e in modo che oserei definire ormai più che grossolano è stato definito che uno scatto di nudo sia EROTICO se la modella GUARDA in camera mentre sia ARTISTICO se la modella volge lo sguardo altrove. Capirete anche voi che non può essere sempre così, ma diciamo che a grandi linee se il soggetto guarda in camera si crea un LINK diretto con l’osservatore e questo oltre a far pensare a cose tipo “CHE CAZZO TI GUARDI!”  aumenta l’intensità di uno scatto.

Quando dobbiamo scattare un ritratto (un portrait) dobbiamo quindi pensare sin da subito che tipo di LEGAME vogliamo creare tra l’osservatore e il soggetto ritratto. In un primo momento l’osservatore siamo noi, fotografi, che con il nostro occhio ENTRIAMO nella scena, parliamo con il soggetto, in un certo senso ne entriamo in intimità, quasi a carpirgli l’anima! Nel momento in cui pubblicheremo lo scatto, quell’osservatore da prima unico si moltiplicherà all’infinito e permetterà a chiunque di leggere e interpretare quel LEGAME come meglio crede in base alla propria educazione, alla propria cultura e alla propria sensibilità.

È quindi una bella responsabilità per un fotografo cercare di “dirigere” al meglio l’intensità di questo LINK diretto: OSSERVATORE-SOGGETTO.

Fin qui tutto bene, se non fosse che quanto detto sopra non è sempre valido. Questo perché non è assolutamente vero che un ritratto dove il soggetto guarda in camera sia più INTENSO e VALIDO di un ritratto dove il soggetto non guarda in camera. Il motivo è semplice: a volte è meglio il sabato della domenica. Cosa voglio dire? Che a volte non sempre l’approccio diretto è meglio di quello indiretto nel quale l’OSSERVATORE può dare sfogo alla propria immaginazione. Vi faccio un altro esempio. Il nudo artistico fa apprezzare al meglio il corpo del SOGGETTO, trasmette emozioni, ma lascia poco spazio all’immaginazione in quanto il corpo è già lì, presente nello scatto con la sua bellezza o con i suoi difetti. Un corpo vestito può essere meno sensuale, meno diretto, meno “erotico” se vogliamo, ma da molto più spazio all’immaginazione dell’OSSERVATORE che potrà dare la propria interpretazione di ciò che è celato sotto agli indumenti…

Sia chiaro che tutti gli esempi vanno presi con le pinze e analizzati caso per caso, ma quello che voglio sottolineare è che al di là di quelle che sono le “REGOLE” della fotografia, sta sempre a noi, alla nostra creatività, al nostro tatto artistico, alla nostra professionalità, etc… dirigere le emozioni, le sensazioni, i concetti che stanno dietro ad ogni singolo scatto evidenziandoli o CELANDOLI all’OSSERVATORE affinché l’effetto raggiunto sia esattamente ciò che ci siamo prefissati.

Personalmente preferisco gli scatti nei quali la modella non guarda in camera poiché proprio perché mi piace il ritratto “vestito” (che dona elenganza e lascia spazio all’immaginazione) anche per ciò che concerne lo sguardo ritengo trasmetta molto di più una foto nella quale il SOGGETTO guarda altrove, di una nella quale guarda in camera.

www.messaggisofisticati.com© Ettone with AriannaNoir in “Divine” – all rights reserved

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~ di messaggisofisticati su 28/02/2016.

4 Risposte to “Lo sguardo in fotografia”

  1. Notevoli entrambe le immagini.
    Per motivi diversi.

  2. Bell’articolo su un argomento come dici tu INFINITO.
    Leggendolo mi hai dato l’occasione di ricordare un’immagine di Paul Strand che amo molto, proprio per gli sguardi.
    https://www.artsy.net/artwork/paul-strand-the-family-luzzara-italy

    Senza contare come in cinematografia l’interpellazione diretta sortisca l’effetto di rottura di quel tacito patto di finzione con lo spettatore. Woody Allen un esempio per tutti. (Io e Annie, La rosa purpurea del Cairo).
    Le tue immagini belle entrambe ma con fini diversi. La prima ha uno sguardo molto intenso e mi sembra cinematografico a fil di camera, la seconda apre l’inquadratura perché implica il fuori campo.

    • Esatto Filippo… Ho messo due foto mie diverse tra loro. La prima è diretta, un ritratto, forte, che descrive la modella/fotografa… o forse meglio la fotografa/modella visto che Lucia è prima di tutto fotografa… Nella seconda invece ho dato sfogo al secondo discorso, quello di aprire l’inquadratura, di non incrociare lo sguardo con la modella in modo da lasciare più “aria” e più spazio alla fantasia di chi guarda.

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