La parabola decrescente di Facebook

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Permettetemi uno sfogo… anzi, un’analisi (giusto per non essere così cattivi e tragici).

Prima di iniziare faccio come di consueto qualche doverosa premessa: non sono un amante di Facebook e soprattutto non faccio foto per avere più MI PIACE. I MI PIACE stanno alla mia passione per la fotografia come un cane sta ad un bottone, in pratica non c’azzeccano un cazzo. Se tiro in ballo questo discorso è semplicemente per fare un’analisi su un “atteggiamento”, a mio avviso sbagliato, che Facebook sta assumendo nei confronti dei propri iscritti. Quest’analisi la faccio perché prima di essere fotografo e artista sono un pubblicitario e in pubblicità così come nel marketing tutto ciò che punta verso il basso, il negativo, la retrocessione, NON è considerato positivo per un’attività o per la promozione di un prodotto.

Vi faccio un esempio: sui pack è sempre meglio evitare di inserire slogan che riportino frasi del tipo “NON CONTIENE AGENTI INQUINANTI”. Il “NON” se non è strettamente necessario è sempre meglio evitarlo, così come indicare gli “AGENTI INQUINANTI” che indubbiamente richiamano a qualcosa di brutto. Occorre invece puntare su ciò che è positivo del tipo: “DIFENDE L’AMBIENTE”, “100% NATURALE” e via dicendo… Non vi sentite già meglio?

Detto questo e tornando alla situazione FACEBOOK partirei dall’analisi di un punto fermo: Facebook per vivere ha bisogno di iscritti che interagiscano, che “vivano” il mezzo, che lo aggiornino, che lo facciano pulsare. Da dove proviene la “linfa vitale” per gli iscritti? Dai MI PIACE… innegabile. I MI PIACE attirano perché gratificano, altrimenti il team di FB avrebbe inserito anche il tasto “NON MI PIACE”, ma è risaputo che per il motivo espresso sopra lo stesso “Zuck” aveva dichiarato di non aver appositamente voluto inserire un tasto “NEGATIVO” sotto ai post. OTTIMO DIREI… Fin qui tutto bene.

Se non fosse che nel tempo agli iscritti “ordinari” e soprattutto “reali” si sono aggiunti un sacco di FAKE, alias profili finti, duplicati, utilizzati per nascondere la vera identità o per “far numero”. Tali “finti iscritti” non fanno gola a FACEBOOK perché di fatto non aiutano ad accreditare la “serietà” del mezzo soprattutto a scopi pubblicitari. Se un’azienda infatti paga per arrivare a mille iscritti vuole la certezza che gli iscritti siano reali e non “farlocchi”. Per far questo FACEBOOK ha ultimamente messo in atto una vera e propria pulizia dei profili FAKE e INATTIVI e questo non può che essere positivo a lungo termine, se non fosse che tali profili sono tanti e quasi tutti gli aventi una FAN PAGE hanno visto diminuire (chi di poco, chi di tanto) il numero dei propri MI PIACE…

E qui viene il bello! Perché togliere i MI PIACE a chi trae linfa vitale da questo? Non sarebbe stato meglio attuare la pulizia evitando in qualche modo di togliere i MI PIACE sulle pagine? Se io, AZIENDA, avessi pagato più sponsorizzazioni e promozioni per avere più MI PIACE e ne avessi visto calare all’improvviso il numero mi sarei sentito DERUBATO… Che poi mi venga detto che i MI PIACE decurtati non sono quelli ottenuti a pagamento poco importa, non ne avrei mai la certezza e nel dubbio penserei ad una fregatura.

Facendo un esempio diverso: se io fossi un’AZIENDA e pagassi un’inserzione pubblicitaria su una rivista in grado di vantare un milione di copie distribuite in tutta Italia e poi venisse fuori che il distributore invece di portarle in edicola le usava per accendere il caminetto, la casa Editrice sarebbe tenuta non solo a scusarsi con me “CLIENTE”, ma a farmi fare una nuova uscita “GRATIS” non appena risolto il problema. Perché il PROBLEMA non sarebbe MIO (del CLIENTE), ma tra la casa EDITRICE e la casa DISTRIBUTRICE…  Cosa c’azzecca con FACEBOOK? Semplice: i profili FAKE e quelli INATTIVI sono UN PROBLEMA di Fakebook, non del CLIENTE alias dell’ISCRITTO.

Sia chiaro che quest’analisi non è contro Facebook, ma anzi è atta a capire meglio quale sia la loro filosofia. Aprire ogni giorno la propria pagina e vedere continuamente dei LIKE in meno non fa venire voglia di parteciparvi e sono pronto a scommettere che appena nascerà qualcosa in grado di eguagliare la SETE di MI PIACE che Facebook offre, saranno in tanti coloro che migreranno…  Affinché questo non avvenga occorre non prendere in giro i propri iscritti e soprattutto trasmettere messaggi positivi in grado di non abbassare la VOGLIA di partecipazione.

“Più MI PIACE per tutti!” dovrebbe essere lo slogan.

Un consiglio? Non era possibile togliere i profili FAKE e INATTIVI senza decurtare i MI PIACE dalle pagine? Regalate una promozione gratuita a tutti gli iscritti REALI e fedeli. A voi non costa niente, ma controbilanciate la negatività dell’operazione di pulizia.

Ultimissimo esempio. Qualche anno fa Aruba (nota azienda italiana che fornisce servizi di hosting in tutto il mondo) fu colpita da un incendio che mise offline i server e i relativi servizi per due giorni. Per farsi perdonare del mancato servizio (nonostante l’evidente causa del danno) regalarono un anno di mail professionale ai loro clienti (e non solo). Questo gesto più che altro simbolico, rinforzò l’immagine di Aruba verso i propri clienti. Io, in primis, ne rimasi positivamente colpito. Ci vuole poco! Una volta tanto si può parlar bene degli italiani!

 

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~ di messaggisofisticati su 24/03/2015.

3 Risposte to “La parabola decrescente di Facebook”

  1. un mi piace perchè mi piace realmente il vostro lavoro…

  2. Il problema dei fake era ormai risaputo, e arrivati ad un certo punto diventa una questione di credibilità davanti ai clienti, quelli veri, quelli che pagano le inserzioni pubblicitarie, quelli che pagano per avere i loro banner in giro, quelli che investono, gli azionisti, le holding, quelli che hanno in mano i soldi veri, non qualche rapper o un’azienda di scarpe da corsa.
    Arrivati ad un certo punto fai fatica a vendere i tuoi spazi pubblicitari se ormai tutti sanno che quei numeri che vai in giro a sbandierare sono “pompati” e comrpati su ebay.
    Quindi, avranno fatto due calcoli, avranno incrociato linee su un piano cartesiano e avranno notato che il guadagno è maggiore se si riporta il numero di like a valori più reali. Buttando la spazzatura, ripulendo l’ambiente, cambiando l’aria avranno ottenuto qualche guadagno a wall street, e chissenefrega poi se il rapper è triste per aver perso qualche like.
    Poi ci sono anche una serie di utenti soddisfatti da questo, gente che non ha mai comprato i suoi like, che se li è “sudati” facendo vera promozione e che ora si ritrova a gareggiare in una competizione più vera e onesta.

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