Domandare è lecito, rispondere cortesia, giusto?

Il buon senso, l’etichetta, i nostri nonni, l’educazione, etc… ci insegnano da sempre che “DOMANDARE E’ LECITO e RISPONDERE E’ CORTESIA“…

In questi ultimi mesi, indossando la migliore maschera di cera (detta anche faccia da culo), ho dato vita ad un’idea malsana nell’intento di aggiungere un tassello alternativo alla mia passione per la fotografia. In pratica ho chiesto educatamente ad alcune aziende italiane e estere se volessero attuare uno scambio del tipo “loro prodotto=credit del produttore nelle mie foto”. Ma questo non è il punto…

La riflessione che ne è scaturita si è focalizzata ben presto su quello che in realtà fa parte del mio lavoro quotidiano: LA COMUNICAZIONE.

Ebbene sì, ci lamentiamo della crisi (che indubbiamente riduce i consumi) ma a conti fatti non ci preoccupiamo di trattare bene i clienti o presunti tali, anche se questi fanno richieste assurde.

Ricordo che un’amica commessa raccontava di quanto fosse frustrata nel dover rispondere a risposte assurde da parte di clienti “assurdi” ma che si sentisse obbligata a farlo per etica professionale. Caso raro?

Il mio è stato un esperimento e sia chiaro che dato il basso numero di richieste inviate mi risulta difficile far diventare questa riflessione una regola, ma che ci crediate o no le aziende estere hanno risposto mentre quelle italiane no! E sono più che certo che tutte abbiano ricevuto il messaggio.

Al di là della risposta positiva o negativa, credo che l’importante sia essere EDUCATI perché a nulla servono campagne pubblicitarie milionarie se poi non si tiene presente LA PRIMA REGOLA del MARKETING: IL PASSAPAROLA! Non mi puoi rispondere positivamente? Rispondimi negativamente dicendomi che non puoi prendere in considerazione la mia proposta (come peraltro hanno fatto le aziende straniere), ma tiemmi buono come cliente. E invece? Il silenzio. Il menefreghismo che PER PURO CASO(?) ha messo in cattiva luce le aziende italiane. Probabilmente all’estero il MARKETING ha ancora valore… o anche solo la BUONA EDUCAZIONE.

Sarà forse per questo che in Italia le aziende chiudono lamentandosi della crisi e i creativi fanno la fame più che altrove sfruttati solo quando si tratta di abbassare i preventivi?

Chi lo sa… Ma basterebbe veramente poco.

Nel frattempo ti lascio con questo concept emblematico. La mia testa è un po’ come quella della mia dolce metà in questa foto: stritolata da una morsa (che qui da noi si chiama “cagna”).😉

Titolo: Scream and shout • Model: Giulia Manzini & Saramiao
Shot: Ettone © All rights reserved

 

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~ di messaggisofisticati su 17/01/2013.

7 Risposte to “Domandare è lecito, rispondere cortesia, giusto?”

  1. é un mix di maleducazione e mancanza di guardare più in la di domani da parte dei responsabili delle aziende. Quando una volta scrivevi una lettera di “carta” una risposta l’ avevi sempre, anche negativa ma ti rispondevano…ma adesso sembra che un “rispondi” ad una mail sia troppo . Va bene il problema dello spam ma a rispondere ci si impiega un minuto

  2. Hai già detto tutto tu: certe volte mi pare di parlare come un vecchio di settant’anni, ma la tendenza attuale comune è quella di fottersene di chiunque non sia un superiore o non sia strettamente collegato a un’entrata economica.
    Per tutti gli altri non c’è tempo, non c’è voglia, non c’è interesse.
    C’è una miopia inquietante, un non guardare al dopodomani ma – se va bene – al massimo al domani, ed è solo una delle tante differenze tra le aziende italiane (arroganti, pressapochiste, lassiste) e quelle straniere.
    Io ho a che fare quotidianamente con grosse aziende italiane, e potrei raccontarne di cotte e di crude. Lasciamo stare, che è meglio.

    • Tra l’altro non è che le aziende straniere mi abbiano risposto tutte in modo positivo anche perché ero conscio dell’assurdità della richiesta, ma mi hanno comunque ringraziato per averli presi in considerazione… Capisci, aziende che hanno super top model, super budget, super siti, super tutto mi hanno risposto ringraziandomi mentre quelle italiane non mi hanno cagato di striscio nonostante fatichino a campare…

      Un’altra cosa che mi ha fatto incazzare è accaduta sabato pomeriggio. Io e la Miao abbiamo deciso di andare a vedere un film al cinema, non lo facevamo da tempo ed era un buon pretesto per starsene comodi al caldo. Dopotutto, al di là che il film sia bello, una persona chiede solo caldo e una poltrona possibilmente che non sappia di pop-corn… Ora, non avevo un termometro con me, ma al di là che non ho potuto togliere sciarpa e piumino, ogni volta che respiravo mi si appannavano le lenti degli occhiali. Non voglio esagerare ma a mio avviso c’erano meno di 15 gradi. Ho scritto una mail di lamentela alla Società che li gestisce anche perché prendermela con il ragazzino all’uscita mi sembrava un affronto e una presa per il culo a me stesso dato che mi avrebbe risposto “non è compito mio, io non sono il direttore”… Mi hanno risposto secondo te?
      Non dico che dovresti rimborsarmi il biglietto dato che comunque il film l’ho visto fino alla fine, ma almeno dirmi “abbiamo preso in considerazione la tua lamentela”… Per me potrebbero chiudere domani, FALLIRE! e non avrebbero la mia pietà!

      Mia mamma faceva la commessa in un negozio, si è spezzata la schiena per poche lire a tal punto che ora non si può nemmeno godere in santa pace la sua vecchiaia (pensione manco a parlarne), ma anche quando aveva mal di testa o era stanca morta aveva sempre un sorriso per ogni cliente, anche i più rompicoglioni. Mi chiedo davvero dove sia finita l’educazione.

      Chi semina male, non raccoglie un cazzo!

  3. Appena ho capito l’argomento del tuo post, ho immaginato che avrebbero risposto solo stranieri… Purtroppo…

  4. In realtà, TUTTE le aziende, piccole e grandi, dovrebbero avere qualcuno preposto ad accogliere i reclami.
    E magari anche a fornire una risposta preconfezionata, ma non fornire alcun segnale di ritorno è un atteggiamento retrogrado e che, alla fine, non paga.
    Prendi il mio caso con Apple: da quando mi sono sentito “abbandonato” da loro, mi sono rivolto altrove, comprando, ad esempio, un Lumia e non un iPhone.
    Per loro un iPhone in meno è meno di zero, ma è sempre il discorso “se tutti facessero così, allora…”
    Il guaio è che a fare queste “rivoluzioni bianche” siamo sempre in quattro gatti, quindi continuerà tutto così.

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