La Cadenza ad inganno… anche in fotografia

Baricco è un grande scrittore, ma è anche un ottimo comunicatore. Negli anni ’90 erano andate in onda su raidue, due puntate di una trasmissione, intitolata TOTEM, a dir poco insolita per quel tipo di Tv. Negli anni a seguire fecero un cofanetto con due videocassette che mi feci regalare e che ora sta là, in uno scatolone ad attendere che mi decida di trasferirle su DVD (avessi ancora un videoregistratore funzionante non sarebbe male). Tuttavia il web è un enorme archivio e cercando su Youtube si trovano entrambe le puntate.

Ricordo che di particolare interesse fu la spiegazione dettagliata del finale del Guglielmo Tell di Rossini. Nell’analisi dettagliata e a dir poco emozionante che ci regala Baricco troviamo un sacco di cose interessanti che ci fanno capire quanto di grande e ragionato ci sia dietro ad un’opera.

Particolarmente significativo è il blocco in cui Baricco parla della “cadenza ad inganno”, un effetto, un escamotage emotivo che viene sfruttato da secoli nelle varie forme artistiche perché insito nella indole umana. E’ un modo per “raggiungere la libidine, rinviando il piacere”.

Non pensare che tale meccanismo sia valido solo nella musica o nei racconti, a suo modo è valido anche nella fotografia perché una foto ben fatta è un pezzo di storia, un fermo immagine di un racconto nel quale chi la osserva, vi deve trovare emozione, piacere, stupore per poi raggiungere la libidine quando viene toccato nel profondo. Libidine nell’osservare, ad esempio, uno scatto di una bella spiaggia assolata e immaginare di essere là a riposarsi al sole. Ecco… Se invece guardando una foto di una spiaggia assolata o di un tramonto pensi: “che palle, l’ennesima immagine di un tramonto sul mare”, allora significa che quella foto manca di una cadenza ad inganno adeguata… e non è in grado di trasmettere emozioni.

Sia chiaro che le emozioni non sono sempre e solo ingannevoli, a volte sono dirette e non è facile spiegare alla veloce concetti complicati che, chi ha studiato o vive la fotografia in modo professionale, dovrebbe conoscere… Diciamo che sarebbe stupido pensare che dietro ad una foto non vi sia un ragionamento, uno studio, una motivazione adeguata e altrettanto stupido sarebbe pensare che basti una macchina fotografica per realizzare una bella foto.

A tal proposito mi sovviene un consiglio che ho letto tra i commenti del blog del grande Benedusi: impara a non scattare a vanvera, ma per ogni foto che scatti scrivi una relazione che contenga il perché di quel concetto, le emozioni che hai voluto trasmettere, i dati tecnici… Essendo una faticaccia scrivere sempre una pappardella di testo ti verrà spontaneo non scattare foto che ti appariranno da subito prive di significato o che non riuscirebbero a ripagarti del tempo perso a scrivere. Al contrario, se il concetto ti emozionerà, godrai a riportare tutti quei ragionamenti che ti hanno condotto a raggiungere quel traguardo e godrai ancora di più nel rileggerli.

SE NON HAI TEMPO guardati il video qui sotto.

SE HAI TEMPO, diciamo una ventina di minuti, guardati tutto il blocco della spiegazione di Rossini (se non lo tolgono) lo trovi: QUI 1, QUI 2, QUI 3 e QUI 4.

~ di messaggisofisticati su 24/12/2011.

2 Risposte to “La Cadenza ad inganno… anche in fotografia”

  1. Articolo molto interessante. Concordo a pieno le foto non devono essere fatte a caso. Devono trasmettere emozioni anche attraverso dei particolari nascosti.

    Non conoscevo Totem, lo cercherò.

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