Kink, James Franco e il cambiamento dei tempi

•17/04/2015 • 2 commenti

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Dopo aver visto “KINK” il docu-film diretto da Christina Voros e prodotto da James Franco andato in onda ieri sera alle 23.00 in chiaro e in italiano su CIELO, sono riaffiorati ricordi e relative riflessioni…

Era esattamente il 5 aprile 2007 quando un sito con il quale collaboravo pubblicò l’intervista che realizzai a MATT WILLIAMS, Art Director di HOGTIED.COM (il sito più vecchio e più famoso tra quelli della Kink.com Corporation).

Al tempo non si parlava facilmente di BDSM estremo, anzi, era un vero tabù. A me il BDSM non è mai interessato direttamente, ma essendo un appassionato di bondage ovviamente bazzicavo per curiosità e interesse anche le culture affini.

In Italia se volevi far foto bondage ad una modella dovevi mettere in conto alcuni giorni per spiegarle per bene di cosa si trattasse e non eri sicuro che alla fine accettasse… Oggi sono cambiate molte cose. Una bella spinta l’ha indubbiamente data “50 sfumature di grigio“, ma diciamo che anche la mentalità della gente è leggermente più aperta (a parte alcuni casi estremi e irrecuperabili). Mai avrei immaginato che far foto bondage ad una modella diventasse così “comune” e a dir poco “scontato”…

Ma torniamo a MATT WILLIAMS… Matt fu uno dei primi – insieme al fondatore Peter Acworth – a lavorare duramente per realizzare video e shooting per il sito hogtied.com… Erano video moooolto forti sia dal punto di vista della sottomissione che da quello erotico, per non dire porno… Non erano video facili da “digerire”, ma mi ricordo che rimasi subito colpito dalla professionalità e dalla cura con cui venivano realizzati. A differenza infatti della “bassa qualità” di ciò che si trovava in rete, erano in grado di realizzare video con scenografie mozzafiato (collaborando con scenografi di Hollywood) e con attrezzature che al tempo, credetemi, non costavano poco. Accanto ai video “nudi e crudi” affiancavano dei video di backstage dove erano soliti sdrammatizzare e in quei frame si percepiva il divertimento di chi aveva fatto diventare una “PROFESSIONE” ciò che prima era una”PASSIONE”… Tutto appariva così leggero, così “scontato” e “facile” anche quando si parlava di temi scottanti come il BDSM estremo.

Rimasi da subito colpito più dalle location e dall’uso delle luci che non dai soggetti ritratti. Copiai alcune idee come quella di utilizzare la spugna grigia che si compra da Decathlon per fingere un pavimento di cemento: un pavimento caldo e morbido!

Andando a riprendere il testo di quell’intervista ciò che mi fa riflettere ancora oggi è che nonostante San Francisco (città che ospita la loro sede) e gli States in generale siano considerati in tutti i sensi patria della libertà, alla domanda “Qual è il feeling tra il Team e la società americana” la sua risposta fu che era moolto chiusa e che gli States erano (e probabilmente sono) uno dei paesi più puritani tra quelli occidentali. Non doveva quindi essere stato facile far accettare agli abitanti di San Francisco che uno degli edifici “storici” della città, la SF HARMORY (foto sotto), sarebbe diventata di lì a poco la sede del colosso mondiale del BDSM ESTREMO con più di dieci siti all’attivo, feste e da qualche anno anche un docu-film “KINK” portato a testa alta al Sundance Festival e mandato in onda in chiaro su CIELO

Che siano realmente cambiati i tempi? Che sia solo l’ennesima moda passeggera? A cosa giova tutto ciò? Chi può dirlo… Tra altri 8 anni probabilmente avrò modo di darvi una nuova lettura dei cambiamenti… Per il momento mi godo con piacere la libertà nel poter fotografare un concept con una corda senza dovermi porre troppi problemi e tutto questo grazie anche a chi di queste passioni ne ha fatto uno stile di vita che si può condividere oppure no, ma di certo non condannare.

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la SF Harmory sede della Kink.com Corporation

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Stregato dalle SketchShe

•13/04/2015 • 1 commento

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Metti insieme tre topolone brave a recitare, a ballare e pure ironiche, forma un gruppo di nome SketchShe, fai alcuni video, mettili su Youtube e ottieni milioni di visualizzazioni…

Detta così potrebbe sembrare una formula facile da realizzare e da mettere in pratica, ma così non è perché il talento non sempre va a braccetto con la bellezza fisica (e questo molte starlette italiane che di talento ne hanno “uno solo” dovrebbero saperlo… Non vi dico quale ma lo avrete intuito da soli)… se però questi due elementi si fondono insieme allora è facile FARE IL BOTTO!

Nel caso specifico le SketchShe sono un trio di attrici comiche australiane: Lana KingtonShae-Lee Shackleford e Madison Lloyd che hanno ottenuto più di venti milioni di visualizzazioni con un video realizzato interamente in auto durante il quale con cambi d’abito e balletti ben studiati interpretano diversi brani famosi spaziando dagli anni ’40 per arrivare al giorno d’oggi. Difficile dire quale sia il siparietto meglio riuscito, sono tutti divertenti e originali… Inutile negare che abbia attirato la mia attenzione “HELP” dei Beatles nel quale sono legate e imbavagliate, ma se proprio devo essere sincero, al di là del duct tape che fa sempre il suo effetto, le due interpretazioni che preferisco in assoluto sono la prima anni ’40  in stile Andrews Sisters (foto sopra) e soprattutto quella dei NIRVANA!!! Ottima anche quelle in stile RAPPER e la scena della macchinetta per tagliarsi i capelli nell’interpretazione di BRITNEY SPEARS… Insomma, ce n’è per tutti i gusti in un video da non perdere… E poi c’è il gran finale che non vi spoilero…

Se vi ricordate un progetto simile intitolato “In da car” lo avevano realizzato a livello fotografico due fotografi/artisti e ve ne avevo parlato nel post che trovate QUI

Per vedere il video delle SketchShe clicca sulle foto o a questo link sul TUBO!

Per tutto questo ringrazio la Miao per avermi fatto conoscere questo video… ;)

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All’aperto…

•07/04/2015 • 3 commenti

www.messaggisofisticati.comTitle: Wind of change – Model Nisa – Photo Ettone – © all rights reserved

Non amo far foto all’aperto… Preferisco ragionare sui miei concept tra le quattro mura di uno studio fotografico dove posso gestire la luce e soprattutto dove non ho distrazioni… Ritengo che più la location sia “complessa”, “ricca”, “piena” e più sia difficile far risaltare nel giusto modo concept e modella.

Molti pensano che basti portare una bella modella in una location “strana” per fare una bella foto: SBAGLIATO!

Ancora più sbagliato è pensare alla classica location diroccata con la modella sui tacchi quasi a richiamare un contrasto inusuale. Se’!!! Inusuale sto kazzo! Hanno già avuto questa originalissima idea almeno dieci milioni di fotografi… Capirete anche voi che realizzarla meglio degli altri sia praticamente impossibile.

Dovete tenere presente che in fotografia il rapporto tra la bellezza della modella e quella della location è inversamente proporzionale: più la location è bella e originale e più la modella perde importanza

Tenetelo bene in mente… Se avete una modella strafiga e la mettete in una location strafiga la foto risulterà piatta e mediocre. Avrete da lavorare parecchio sullo styling, sulla luce e sull’inquadratura per far risaltare la bellezza di entrambe.

Detto questo, preferisco far foto in studio per far risaltare non solo la bellezza del soggetto ritratto, ma anche per focalizzare l’attenzione sul concept… Anche in quest’ultimo caso, più la location è complessa più è difficile canalizzare l’attenzione dell’osservatore sul messaggio che si vuole trasmettere…

Tuttavia l’arrivo della primavera e la voglia di prendere un po’ di aria fresca mi hanno portato a sperimentare all’aperto in una location che conosco molto bene anche se ci sono andato poche volte in qualità di fotografo…

Ho avuto la fortuna, lo ammetto, di beccare l’ora giusta della giornata, quella nella quale la luce del sole tramontando dietro alle montagne divideva orizzontalmente in due una “punta” di pietra illuminandone la vetta lasciando nella penombra la parte bassa in un naturale effetto di profondità…  Dopo un test veloce (vedi foto di backstage qui sotto fatta con smartphone) sono passato subito all’azione… Nel giro di dieci minuti esatti anche la vetta era in ombra e il gioco di luce sparito! Da notare anche la luna in alto sulla destra…

Qui sotto potete notare come una “punta” di pietra relativamente bassa e facilmente scalabile prenda le sembianze di un monte con dirupo se ripresa con la focale giusta e con la luce corretta (foto definitiva sopra)…

 foto di backstage by Saramiao

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Tributi

•31/03/2015 • Lascia un commento

La cosa bella è che per una volta quando si parla di “TRIBUTI” non si parla di TASSE ALLO STATO… ;) ma di qualcuno che si è dichiaratamente ispirato a delle mie foto per farne dei simpatici disegni… Un grazie a EB 2015 di Deviantart…

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Ecco la foto da cui è partito, foto realizzata con la splendida ALEXANDRINE GILLIS e intitolata “KARMA POLICE”.

www.messaggisofisticati.comE qui un altro disegno “tributo”…

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ispirato alla foto qui sotto con la splendida ELENA FORTINA e dal titolo “HIDDEN GEOMETRY”… questa foto fa anche parte della collezione “POOR-TRAITS” che ho da poco aggiornato sul mio sito ufficiale.

www.messaggisofisticati.com© all rights reserved!!!

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Altro appuntamento da non perdere

•30/03/2015 • Lascia un commento

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Sempre parlando di appuntamenti fotografici nel Monferrato, anche se questa mostra non riguarda le mie opere (per le mie opere ti aspetto il 19 aprile QUI), è indubbiamente da non perdere per due valide ragioni: le foto e Villa Vidua!

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Ettone in mostra nel MONFERRATO

•27/03/2015 • 1 commento

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È con immenso piacere e con estremo orgoglio che vi informo che il 19 aprile ben 6 mie opere fotografiche saranno esposte all’interno della mostra intitolata “L’ETERNO MESSAGGIO DELLA NATURA” presso il nuovissimo agriturismo “CASCINA CEROLA” in Frazione Franchini ad Altavilla Monferrato (AL). La mostra, tassativamente a ingresso libero, è collocata all’interno del circuito di GOLOSARIA MONFERRATO e vedrà esposte tantissime foto della talentuosa fotografa GIULIA RICAGNI e del sottoscritto.

Mi raccomando, se volete passare una domenica all’aria aperta, in mezzo alle splendide colline del Monferrato, degustando qualche buon piatto e del buon vino, il tutto godendovi la primavera, non dovete fare altro che prendere l’auto e venirci a trovare.

La mostra è aperta tutto il giorno…

VI ASPETTIAMO… io ci sarò (con tutto il mio entusiasmoououuooo… Piero Pelù docet)!

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La parabola decrescente di Facebook

•24/03/2015 • 3 commenti

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Permettetemi uno sfogo… anzi, un’analisi (giusto per non essere così cattivi e tragici).

Prima di iniziare faccio come di consueto qualche doverosa premessa: non sono un amante di Facebook e soprattutto non faccio foto per avere più MI PIACE. I MI PIACE stanno alla mia passione per la fotografia come un cane sta ad un bottone, in pratica non c’azzeccano un cazzo. Se tiro in ballo questo discorso è semplicemente per fare un’analisi su un “atteggiamento”, a mio avviso sbagliato, che Facebook sta assumendo nei confronti dei propri iscritti. Quest’analisi la faccio perché prima di essere fotografo e artista sono un pubblicitario e in pubblicità così come nel marketing tutto ciò che punta verso il basso, il negativo, la retrocessione, NON è considerato positivo per un’attività o per la promozione di un prodotto.

Vi faccio un esempio: sui pack è sempre meglio evitare di inserire slogan che riportino frasi del tipo “NON CONTIENE AGENTI INQUINANTI”. Il “NON” se non è strettamente necessario è sempre meglio evitarlo, così come indicare gli “AGENTI INQUINANTI” che indubbiamente richiamano a qualcosa di brutto. Occorre invece puntare su ciò che è positivo del tipo: “DIFENDE L’AMBIENTE”, “100% NATURALE” e via dicendo… Non vi sentite già meglio?

Detto questo e tornando alla situazione FACEBOOK partirei dall’analisi di un punto fermo: Facebook per vivere ha bisogno di iscritti che interagiscano, che “vivano” il mezzo, che lo aggiornino, che lo facciano pulsare. Da dove proviene la “linfa vitale” per gli iscritti? Dai MI PIACE… innegabile. I MI PIACE attirano perché gratificano, altrimenti il team di FB avrebbe inserito anche il tasto “NON MI PIACE”, ma è risaputo che per il motivo espresso sopra lo stesso “Zuck” aveva dichiarato di non aver appositamente voluto inserire un tasto “NEGATIVO” sotto ai post. OTTIMO DIREI… Fin qui tutto bene.

Se non fosse che nel tempo agli iscritti “ordinari” e soprattutto “reali” si sono aggiunti un sacco di FAKE, alias profili finti, duplicati, utilizzati per nascondere la vera identità o per “far numero”. Tali “finti iscritti” non fanno gola a FACEBOOK perché di fatto non aiutano ad accreditare la “serietà” del mezzo soprattutto a scopi pubblicitari. Se un’azienda infatti paga per arrivare a mille iscritti vuole la certezza che gli iscritti siano reali e non “farlocchi”. Per far questo FACEBOOK ha ultimamente messo in atto una vera e propria pulizia dei profili FAKE e INATTIVI e questo non può che essere positivo a lungo termine, se non fosse che tali profili sono tanti e quasi tutti gli aventi una FAN PAGE hanno visto diminuire (chi di poco, chi di tanto) il numero dei propri MI PIACE…

E qui viene il bello! Perché togliere i MI PIACE a chi trae linfa vitale da questo? Non sarebbe stato meglio attuare la pulizia evitando in qualche modo di togliere i MI PIACE sulle pagine? Se io, AZIENDA, avessi pagato più sponsorizzazioni e promozioni per avere più MI PIACE e ne avessi visto calare all’improvviso il numero mi sarei sentito DERUBATO… Che poi mi venga detto che i MI PIACE decurtati non sono quelli ottenuti a pagamento poco importa, non ne avrei mai la certezza e nel dubbio penserei ad una fregatura.

Facendo un esempio diverso: se io fossi un’AZIENDA e pagassi un’inserzione pubblicitaria su una rivista in grado di vantare un milione di copie distribuite in tutta Italia e poi venisse fuori che il distributore invece di portarle in edicola le usava per accendere il caminetto, la casa Editrice sarebbe tenuta non solo a scusarsi con me “CLIENTE”, ma a farmi fare una nuova uscita “GRATIS” non appena risolto il problema. Perché il PROBLEMA non sarebbe MIO (del CLIENTE), ma tra la casa EDITRICE e la casa DISTRIBUTRICE…  Cosa c’azzecca con FACEBOOK? Semplice: i profili FAKE e quelli INATTIVI sono UN PROBLEMA di Fakebook, non del CLIENTE alias dell’ISCRITTO.

Sia chiaro che quest’analisi non è contro Facebook, ma anzi è atta a capire meglio quale sia la loro filosofia. Aprire ogni giorno la propria pagina e vedere continuamente dei LIKE in meno non fa venire voglia di parteciparvi e sono pronto a scommettere che appena nascerà qualcosa in grado di eguagliare la SETE di MI PIACE che Facebook offre, saranno in tanti coloro che migreranno…  Affinché questo non avvenga occorre non prendere in giro i propri iscritti e soprattutto trasmettere messaggi positivi in grado di non abbassare la VOGLIA di partecipazione.

“Più MI PIACE per tutti!” dovrebbe essere lo slogan.

Un consiglio? Non era possibile togliere i profili FAKE e INATTIVI senza decurtare i MI PIACE dalle pagine? Regalate una promozione gratuita a tutti gli iscritti REALI e fedeli. A voi non costa niente, ma controbilanciate la negatività dell’operazione di pulizia.

Ultimissimo esempio. Qualche anno fa Aruba (nota azienda italiana che fornisce servizi di hosting in tutto il mondo) fu colpita da un incendio che mise offline i server e i relativi servizi per due giorni. Per farsi perdonare del mancato servizio (nonostante l’evidente causa del danno) regalarono un anno di mail professionale ai loro clienti (e non solo). Questo gesto più che altro simbolico, rinforzò l’immagine di Aruba verso i propri clienti. Io, in primis, ne rimasi positivamente colpito. Ci vuole poco! Una volta tanto si può parlar bene degli italiani!

 

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