Hopper, una sfida e la sfiga!

A volte basta cambiare una consonante per far diventare una “sfida” in una “sfiga”… Non fraintendete… La sfida in questione è quella che il Gruppo Fotografico EVASIONI FOTOGRAFICHE mi ha chiesto di lanciare a novembre 2013… La sfida, terminata un mesetto fa, mi ha visto coinvolto non solo come ideatore del tema, ma anche come unico giudice supremo. L’altro ieri, sabato 7 giugno 2014, avremmo decretato pubblicamente la foto vincitrice in una serata all’insegna di taglieri di salame e formaggio in un locale a Sarre, vicino ad Aosta…

Questa sfida, seppur organizzata tra amici, mi ha appassionato, d’altro canto mi appassionano tutte le cose che riguardano la fotografia e per la serata del 7, complice il supporto tecnico del mitico Vincenzo, mi ero preparato un discorso che spiegava come avrei interpretato io il tema della sfida (con esempi e rimandi a fotografi famosi) e avrei anche spiegato più che volentieri il “perché” di ogni giudizio…

Purtroppo la “sfida” si è tramutata in “sfiga” e nel pomeriggio ho avuto un problema dietro l’altro… Impossibilitato a muovermi ho dovuto cedere al destino e cercare un modo per ritornare a casa con la mia compagna Miao che amorevolmente mi ha calmato, consolato e coccolato.

Al di là del dispiacere per l’auto, ciò che mi ha ferito è stato non aver potuto partecipare alla serata a cui tenevo tantissimo.

Non voglio però lasciare gli appartenenti al Gruppo Fotografico senza risposte e nella speranza che ci possa essere al più presto un modo per passare una serata tra amici (questa volta senza intoppi da parte mia), incollo qui di seguito uno spunto del discorso che mi ero preparato… Doveva essere una traccia, ora è diventata una relazione ufficiale…

Molti dei lettori del blog possono anche tralasciare di leggersi tutto… Tuttavia non si finisce mai di imparare e magari interessa anche a voi… ;)

edward-hopper

 

“La pittura, ancor prima della fotografia, ha suscitato emozioni, descritto luoghi, messo in risalto particolari e concetti. La fama di Edward Hopper, uno dei più grandi pittori realisti americani del XX secolo, derivava non tanto dal suo stile quanto dal suo atteggiamento verso i soggetti. Le sue figure sono imprigionate nel posto che occupano perché diventano parte della composizione generale del quadro. Non hanno capacità di movimento indipendente. Inoltre, i colori sono brillanti, ma non trasmettono calore. Edward Hopper ci ha insegnato che l’immagine è una realtà senza resti e la realtà un divenire senza centro. Partendo quindi dal concetto di pittura realistica di Hopper, ricreare un concept nel quale si intuisca qual è il soggetto (persona, animale, oggetto, elemento naturale o altro) senza renderlo protagonista, lasciandolo quindi inserito nel contesto.”

Quando mi è stato proposto di trovare un tema per la sfida mi sono impegnato affinché non fosse scontato e lasciasse parecchia libertà interpretativa ai fotografi. Mi piaceva l’idea di lanciare un tema che avesse delle fondamenta artistiche importanti in modo da dare dei suggerimenti chiari e diretti a livello culturale, ma che allo stesso tempo non desse come risultato venti “fotocopie”. Stabilire un vincitore tra venti foto tutte uguali sarebbe stato difficile se non impossibile, ma anche decidere tra venti scatti completamente diversi non è stato un gioco da ragazzi. La difficoltà è stata tutta nell’analizzare scatto per scatto le diverse modalità di approccio al tema.

Innanzitutto un complimento generale va a tutti i partecipanti perché da tutti gli scatti si evince una volontà e una ricerca verso il tema della sfida che fa pensare che non sia stato solo un discorso del tipo “Sfogliamo le cartelle sul nostro HD e vediamo se salta fuori qualcosa dal passato (non di verdure)”… Magari qualcuno lo avrà anche fatto, ma non si nota più di tanto, per cui tanto di cappello.

Tornando al tema vero e proprio ho notato con piacere che alcuni si sono ispirati quasi direttamente ai quadri di Hopper mentre altri hanno dato libero sfogo all’interpretazione. In tutti i casi l’elemento “realistico” è stato mantenuto pertanto a livello valutativo non ho fatto differenza tra chi ha quasi realizzato un “tributo” al pittore e chi invece ha creato qualcosa di nuovo attraverso il proprio occhio.

Ho invece riscontrato qualche lacuna nel saper “gestire” i soggetti nell’intento di “non renderli protagonisti, seppur lasciandoli inseriti nella scena”. Soggetti che espressamente non dovevano essere “animati o umani”, anche se ho notato che la componente umana è stata la più sfruttata. La pecca è stata più che altro sulla “troppa centralità” (e quindi importanza) di alcuni soggetti o, in altri casi, nell’averli messi troppo in disparte. Il “soggetto” era ed è uno degli elementi fondamentali nella pittura di Hopper e lo era anche nel tema della sfida pertanto l’impegno maggiore stava proprio nel cercare di impegnarsi a trovare il giusto equilibrio tra scena e soggetto, senza evitare di spiattellarlo troppo in evidenza o al contrario di farlo diventare un elemento nascosto da trovare con la lente.

Altro elemento che ho notato non essere stato curato da tutti è la gestione della luce e del colore tipico di Hopper “colori brillanti, ma che non trasmettono calore”. Passi la scelta del bianco e nero e passi la differenza tra la gamma cromatica che offre una location rispetto ad un’altra, ma altro elemento nella sfida che, a mio avviso, poteva dare al fotografo carica creativa e voglia di sperimentazione doveva essere in modo evidente la ricerca del giusto taglio di luce… Questo ovviamente si poteva ottenere con diverse prove di illuminazione in interno o attendendo la giusta ora del giorno (il tramonto sarebbe stato il momento migliore) nel caso delle location esterne. Non lo dico io, ma nella fotografia la luce è l’elemento più importante in assoluto: non esistono reflex o obiettivi da decine di migliaia di euro che rendano ottimo uno scatto se ha una pessima luce.

Qualche mese fa, a sfida già iniziata, era andato in onda su LAF uno speciale su Hopper e sul rapporto che la sua pittura aveva avuto con i direttori della fotografia e con i registi di film hollywoodiani (David Lynch, Alfred Hitchcock e tanti altri). Sono stati infatti molti a sfruttare il suo concetto di colore e luce e a ispirarsi in modo diretto ai suoi quadri per scene di film.

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sopra dal film “Inland Impire” di David Lynch – sotto la casa di “Psycho” di Alfred Hitchcock

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Da quello speciale (che mi auguro alcuni di voi abbiano visto), così come da diversi testi critici, è venuto fuori un altro elemento nascosto spesso presente nella pittura di Hopper che è “lo sguardo oltre la scena”… Questo elemento è dato da una finestra o da una porta aperta che il pittore ha inserito in quasi tutte le sue opere, a sottolineare il fatto che al di là della scena (che viene quasi spiata dal soggetto ritraente come un antesignano del Grande Fratello) ci sia un “mondo” in evoluzione e, perché no, da osservare a sua volta.
Quest’ultimo elemento dello “sguardo oltre la scena”, era ovviamente un qualcosa in più, che non era segnalato direttamente nel tema della “sfida”, tuttavia in alcuni scatti l’ho notato con piacere, ad esempio nello scatto “La spia innocente” con il bambino che si intravede in corridoio oppure in “Oltre” o in modo diverso in “Path to the world” dove l’elemento del guardare oltre si può trovare nella prospettiva dei binari che spariscono oltre la curva. Voluto o no è stato un piacevole particolare aggiuntivo che nella valutazione finale ha dato mezzo punto in più.

Ovviamente Hopper non è una novità nel campo della fotografia. Sono sempre di più i fotografi fashion che si ispirano ai suoi quadri e alle sue atmosfere… Non ultimo un corposo servizio sul numero di Gioia di aprile. C’è anche un grande fotografo/artista che realizza foto che oserei definire meravigliose e “cinematografiche” grazie ad investimenti notevoli e appoggiandosi ad una troupe di tutto rispetto: il suo nome è Gregory Crewdson (qui sotto due scatti). Se avete Sky Arte c’è un documentario tutto dedicato a lui con tanto di retroscena e back stage (grazie a Cunene per avermelo fatto vedere visto che non ho Sky). Al di là degli investimenti di cui dispone Crewdson da quel documentario traspare tutta la sua passione per la fotografia e si nota quanta pazienza occorra dietro ad ogni singolo scatto anche per un artista importante come lui! Ecco, è questo ciò che avrei voluto trasmettere nella sfida: la passione per saper ricercare, aspettare, trovare… per poi immortalare il momento giusto.

crewdson

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foto di Gregory Crewdson

La valutazione vera e propria non è stata comunque facile. Decidersi in modo diretto è stato impossibile pertanto ho deciso di impormi un rigore logico che non fosse guidato espressamente dal gusto o dal piacere personale, anche perché non era mia volontà sfavorire qualcuno. Preciso che ovviamente non avevo idea di chi fosse l’autore di ogni singolo scatto che andavo a valutare.

Il metro di giudizio si è basato sulla somma di più valutazioni che ho dato ad ogni singolo scatto; valutazioni con un range da 1 a 5 che riguardavano: tecnica (che comprendeva la qualità dello scatto nel suo sviluppo finale), inquadratura (potrebbe appartenere alla tecnica, ma ho voluto dare una valutazione a parte), attinenza al tema della sfida e sviluppo dell’idea concettuale.

La foto vincitrice che ha ottenuto 18 voti su un massimo di 20 è stata “Lonely Land” che potete vedere qui sotto! Forse e dico forse, fa proprio parte di uno dei pochi scatti non fatti ad hoc per la sfida, tuttavia questo scatto è stato scelto bene, è quello più equilibrato, realizzato meglio a livello tecnico e che rispecchia il tema. Le case a sinistra, soggetto della scena ed illuminate dal sole, sono in disparte, inserite in un contesto paesaggistico più ampio, insomma, potrebbe essere un bel quadro di Hopper.

Complimenti a tutti e complimenti alla vincitrice Nadia Rizzotto! Spero di rivedervi presto!

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~ di messaggisofisticati su 09/06/2014.

7 Risposte to “Hopper, una sfida e la sfiga!”

  1. Articolo molto interessante. Mi spiace per le sfighe, ma come si dice, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Abitassi nei pressi di Aosta mi unirei al gruppo. Sembrano persone interessanti e piene di spirito d’iniziativa.

  2. Bel post, mi piace! :)

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