Gli aspiranti fotografi hanno fatto audience

•15/07/2014 • Lascia un commento

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In principio c’era il “bar dello Sport”, poi arrivò internet con i forum, i blog, facebook, twitter e compagnia bella, un luogo dove al grido di “libertà di espressione” siamo diventati tuttologi, professionisti, esperti, ma in tutti questi casi la migliore descrizione del fenomeno resta pur sempre ancorata alla tradizione e viene riassunta in: “chiacchiere da bar”.

Il 14 luglio scorso su di un BLOG è stato pubblicato un articolo spiritoso dal titolo “Gli aspiranti fotografi hanno rotto il cazzo” atto a criticare l’orda di fantomatici fotoamatori che si fanno strada rubando lavoro ai professionisti… (lo puoi leggere QUI). L’articolo in questione è ben presto diventato un piccolo fenomeno virale con un livello di condivisione molto alto e fazioni opposte di lettori e critici/fotografi intenti a dare il proprio giudizio a riguardo. L’articolo è scritto relativamente bene, divertente all’ennesima potenza soprattutto per il risvolto tragicomico e surreale della vicenda ed è anche particolarmente schietto e un po’ “pesante” sulla questione principale che – a scanso di equivoci – non è rivolta ai fotoamatori che restano tali, ma a quelli che comprata la macchina oggi, si mettono domani a far servizi per matrimoni, commerciali o workshop a costo zero semplicemente perché non pagano le tasse!

Rileggendo l’articolo non ci trovo nulla che vada contro chi per diletto sperimenta e fa foto a qualsiasi soggetto possibile (animato, “dotato di tette” o inanimato che sia)… Tutti liberi di acquistare macchine reflex e di provare, scattare, collezionare, pubblicare e condividere.

Tuttavia tale articolo ha scatenato un vero vespaio e non sono certo io colui che ne deve prendere le difese…

C’è chi ha criticato il fatto che un professionista serio non debba temere la concorrenza sleale di un fotoamatore e che un articolo del genere sia solo opera di un professionista incapace che vede scemare anche l’ultimissima possibilità di lavoro. Potrei condividere l’opinione, poiché sono il primo (l’ho già ribadito più volte e in più sedi) ad essere cresciuto basandomi sul fatto che “lavorare bene e in modo professionale dia sempre buoni frutti”. Lamentarsi non serve a nulla (rimboccarsi le maniche e olio di ricino).

Tuttavia il discorso è un po’ più complicato… Al giorno d’oggi il cliente medio chiede dei preventivi senza il minimo background culturale e ovviamente opta per il più basso convinto di aver fatto la furbata. Se il preventivo più basso lo può fare solo un semiprofessionista non in regola è ovvio che i lavori li prenderà tutti lui… Il cliente affiderà il lavoro nelle mani di quest’ultimo che non facendolo in modo professionale non darà i frutti sperati, alias “sarà un buco nell’acqua” e un investimento buttato nel cesso. Il cliente capirà, forse, di aver sbagliato e solo in quel momento si dirigerà verso colui che sa lavorare bene e che è un vero professionista (lo vedi? Lavorare bene e in modo professionale da sempre buoni frutti). Purtroppo però il cliente una volta arrivato dal VERO PROFESSIONISTA non si metterà in ginocchio chiedendo perdono al grido di “Ti do tutto quel che ho purché mi salvi”, ma nella più reale delle situazioni esordirà con una battuta del tipo “Dato che son stato fregato da un fantomatico professionista e che ho perso tutto quello che potevo investire, avrei bisogno di te e della tua rinomata professionalità, ma non ho molti soldi da darti” oppure “ti pago quando posso (alias mai)”… Questa è la morale… Tirate voi le somme…

C’è anche chi ha criticato il fatto che sia meglio progredire consumando il tempo a fare esperimenti e prove fotografiche anziché scrivere articoli critici e commenti di risposta… Anche in questo caso concordo a pieno… tuttavia la verità di fondo è un’altra e anche se non ne ho la certezza, diciamo che a naso mi verrebbe da pensare che certi articoli, così come il clamore che ne è scaturito, siano scritti e pubblicati non tanto per amore della professione fotografica o della fotografia in generale, ma semplicemente per portare più visite possibili al blog… A quale pro non saprei dirlo, quello è marketing e andrebbe analizzato ogni singolo caso. Basta però analizzare i blog di fotografi famosi per capire che articoli di critica e sbruffonate varie hanno cento volte più commenti e visualizzazioni di quelli nei quali vengono postati dei lavori… Come dire… Delle critiche serie il web se ne fotte, ma di sparlare siamo tutti felici! E questo perché? Perché le “chiacchiere da bar” sono sempre esistite e sempre esisteranno finché la natura non cancellerà la specie umana dalla faccia dell’universo.

Pertanto amici miei… qualunque sia la vostra conclusione, se avete criticato, commentato o condiviso quell’articolo significa che anche voi siete entrati nel vortice.

E sia chiaro, che se io sto scrivendo questo post, qui, sul mio blog, non è perché ho seriamente intenzione di ribattere a ciò che pensano gli altri, ma semplicemente perché in questo modo avrò più visite…

SEMPLICE NO? ;)

 

 

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Ritorno al “creato”

•10/07/2014 • Lascia un commento

Titolo: Panic Station • Model: Matisse • Shot: Ettone © All rights reserved
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Devo ringraziare Elena Fortina, Francesca Matisse e Shadia Salem per avermi dato la possibilità di sperimentare e “osare” un po’ nei miei concept… Questa nuova carica creativa mi ha fatto ritrovare la voglia di “provare” e ha dato il la ad un progetto per il quale sto preparando un fondale ad hoc che sarà fighissimo.

Nel frattempo cuccati questi concept che trovo strepitosi… Quando guardo un mio scatto e penso che se l’avesse fatto un altro fotografo ne sarei stato invidioso, vuol dire che ne posso andare fiero. Questi due esempi, più quello già pubblicato dal titolo HIDDEN GEOMETRY” con Elena Fortina, ne sono la prova… In quello qui sopra, con la Matisse, trovo che la soluzione trovata con la camicia non allacciata sia molto particolare (non aggiungo altro per non lodarmi troppo, ma non lo dico per vanto, lo dico perché mi piace il risultato)… In quella qui sotto con Shadia invece sono particolarmente soddisfatto del mix che richiama la figura di una soldatessa americana senza far uso di un abbigliamento tipicamente militare… E poi vuoi mettere la camera d’aria di una bicicletta incrociata in modalità Coppi?

Titolo: The final countdown • Model: Shadia Salem • Shot: Ettone © All rights reserved

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5 consigli per far foto indimenticabili in VACANZA

•02/07/2014 • 8 commenti

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Siamo a luglio e molti di voi stanno pianificando le vacanze… altri ancora, sono già partiti.

Ogni anno milioni di “fotografi” girano per mari e monti dotati di telefoni con macchina fotografica, compattine, entry level, reflex da millemila euro e così via… Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Questi individui soprannominati “fotografi”, solo perché hanno una macchina fotografica tra le mani, potrebbero sembrare molto diversi tra loro (semplici turisti, amatori della fotografia o professionisti), ma in realtà sono più simili di quanto si possa immaginare… Perché? Perché per prima cosa sono tutti alla ricerca dello scatto che “incornici” la vacanza e come seconda cosa per ottenerlo devono tener presente questi punti fondamentali:

1) EVITA I SOGGETTI IMPORTANTI: a meno che tu non sia pagato fior fior di quattrini da un editore per fare una foto che ne so, alla Mole Antonelliana o alla Torre di Pisa, se andrai a Torino o a Pisa, evita di scattarla perché intanto basterà una semplice googolata per trovare scatti fighissimi fatti in notturna, con un cielo particolare o da angolazioni che solo dopo mesi di ricerche riusciresti a scoprire;

2) FOTOGRAFA LE EMOZIONI: non focalizzarti sui soggetti principali, cattura le emozioni, le “azioni”, i particolari che sono ciò che fa la differenza;

3) NON CURARTI DEGLI ASPETTI TECNICI: sempre a meno che tu non sia pagato fior fior di quattrini da un editore o da un committente, lascia che sia l’anima del “momento” (e non de li rimortacci tua) a guidarti e a farti scattare… Non pensare troppo ai tecnicismi, perderesti la spontaneità e gli scatti risulterebbero “FINTI”… Piuttosto opta per l’opzione P (program) che sistema tutto in automatico. Molti la evitano come fosse il diavolo perché temono che “non faccia figo” e che non “faccia fotografo”, ma in alcuni casi fornisce maggiore velocità ed elasticità nella ripresa;

4) COPIA, SPIA E GUARDATI INTORNO: al di là di osservare chi ce l’ha più lungo (l’obiettivo) con quell’invidia mista ad ammirazione tipica del mondo maschile (ma vale anche al femminile, sia chiaro) non soffermarti a guardare l’attrezzatura, ma prendi spunto dall’angolatura e dalle idee che hanno altri “fotografi” che scattano “tutto intorno a te” e che magari conoscono meglio i luoghi. Questo tipo di “fotografowatching” non va fatto senza un minimo di cognizione e di selezione… Se uno fotografa una merda non imitarlo!

5) FALLO PER TE: alla fine ciò che conta è che SEI IN VACANZA!!! Che diamine: GODITELA! I ricordi fotografici saranno ciò che di bello manterrai nel tempo e che magari un giorno mostrerai ai tuoi nipotini… Viviti il momento e ritemprati non pensando continuamente a catturare per forza di cose lo “SCATTO MAGNIFICO”… Intanto sempre a meno che tu non sia pagato fior fior di quattrini da un editore o da un committente, far lo sborone su Facebook ormai non serve più a niente e le foto, anche quelle belle, durano il tempo di una scoreggia!

 

 

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Xu Hongfei e le sue opere leggere…

•27/06/2014 • Lascia un commento

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Chi di voi, in questo periodo, è passato nei pressi della REGGIA DI VENARIA a Venaria (TO), avrà notato alcune sculture in bronzo di donne “in carne” che compiono azioni di una leggerezza incantevole. E se guardandole la vostra mente fa involontariamente un due più due del tipo: “cacchio queste statue sono di bronzo e rimangono ancorate al terreno tramite piccoli punti d’appoggio come lo skateboard nell’opera qui sopra” allora il senso di leggerezza è TOTALE!

L’artista che sta portando in giro per il mondo queste opere si chiama XU HONGFEI, è cinese ed è del 1963… Non so altro, ho semplicemente preso il depliant che circola (anzi, grazie Miao per avermelo trovato)… ma credetemi che le sue fantastiche sculture vi faranno rimanere a bocca aperta…

 

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Messaggisofisticati.com versione 7.0

•21/06/2014 • Lascia un commento

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Era il 2007 quando registrai il dominio del mio sito ufficiale www.messaggisofisticati.com. Al tempo non mi piaceva l’idea di chiamarlo in modo scontato “ettonephotography.com” o qualcosa di simile, volevo dargli un indirizzo che esprimesse qualcosa in più rispetto al mio nome d’arte…  MESSAGGI SOFISTICATI era ed è tutt’oggi un nome che mi piace perché esprime l’essenza di ciò che faccio… Non è quindi la vetrina del “personaggio fotografo”, ma la vetrina “del suo operato”…

Qualche giorno fa ho lanciato la versione 7.0… L’ho realizzata in html con un leggero supporto di php per quel che riguarda i tasti e i contenuti, in modo da non doverli cambiare pagina per pagina… Per il resto è tutto statico, per dirla in parole povere, non c’è dietro un database… Ho cercato di realizzarlo programmandolo con la certificazione W3C e dovrei esserci riuscito…

Ho creato un’anticamera, una sorta di home-page dopo l’enter-page, nella quale segnalerò le ultime novità e gli aggiornamenti. Per il resto non cambia niente… Il PORTFOLIO principale è fatto con lo stesso criterio di prima… facile da visualizzare anche con i tablet o con gli smartphones… Sotto alle foto per le quali è presente l’intero set su behance.net ho inserito il link ben visibile… Ho dato invece meno “importanza” ai due progetti “BURTONED” e “THE DARK HAPPY FAMILY” in quanto ho notato che comunque l’attenzione maggiore è sempre rivolta  ai concept nel mio stile… Li ho comunque lasciati. Dopotutto sono molto affezionato a questi due progetti in particolare alla Dark Happy Family che prima o poi tornerò ad ampliare…

Bene… Andate a darci un’occhiata (senza farvi male… eh eh…) e se vi piace o ci trovate errori segnalatemeli qui sotto con un commento.

WWW.MESSAGGISOFISTICATI.COM

 

 

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“Le Camere Oscure” Cuneo, first day

•15/06/2014 • 8 commenti

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E venne il giorno in cui qualcuno mi fece prendere parte ad una mostra degna di questo nome… Questo qualcuno è il curatore della mostra VINCENZO BIFFI GENTILI (Direttore del Seminario Superiore di Arti Applicate, MIAAO di Torino) che mi ha dato la possibilità e il grande onore di essere uno tra i numerosi artisti presenti nella mostra dedicata al neogotico organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo all’interno di un progetto ben più ampio denominato IL CUNEO GOTICO” (qui la pagina ufficiale su facebook).

L’allestimento della mostra, situato nella splendida cornice della cattedrale neogotica nel COMPLESSO MONUMENTALE DI SAN FRANCESCO di Cuneo sarà visitabile gratuitamente dal 14 giugno al 14 settembre 2014.

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Ovviamente il primo giorno non potevo mancare e così ho fatto qualche scatto per darvi l’idea della figosità di questa mostra che oserei definire unica nel suo genere. Per chi, come me, apprezza il dark e il gotico (neogotico), è indubbiamente un’enorme fonte di ispirazione.

Il luogo è facilissimo da trovare (anche per chi, come me, metteva per la prima volta piede in quel di Cuneo… “tipica città del Piemonte col sole di fronte”) e c’è tantissimo parcheggio… Insomma… non avete scuse… dovete farci un giro…

Anche il catalogo è qualcosa di spettacolare. Posso affermare che il lavoro cartotecnico e grafico supera i cataloghi di grandi mostre da millemila euro… e diventa un “regalo” o un “ricordo” che vale la pena possedere.

Nota positiva, per me, è che l’organizzazione ha scelto di fare le cartoline con la mia foto e la cosa mi rende ancora più felice.

Le opere presenti sono veramente tante a rappresentanza di numerosi artisti tra i quali cito alcuni amici e alcuni grandi: Ugo Mulas, Plinio Martelli, Christophe Dessaigne, Foto Marvellini (stupende), Giulia Caira (spettacolare), Monica Carocci, Féebrile, Giorgia Napoletano (la più giovane), Clopine Malaussène… e poi io (Ettone), Cunene, Christian Melfa, Dennis Ziliotto, InBlack (Cesare Longhi)… e tantissimissimi altri…

Se ci andate fatemi sapere cosa ne pensate con un commento.

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Io & Cunene all’entrata della mostra con il catalogo!

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Hopper, una sfida e la sfiga!

•09/06/2014 • 7 commenti

A volte basta cambiare una consonante per far diventare una “sfida” in una “sfiga”… Non fraintendete… La sfida in questione è quella che il Gruppo Fotografico EVASIONI FOTOGRAFICHE mi ha chiesto di lanciare a novembre 2013… La sfida, terminata un mesetto fa, mi ha visto coinvolto non solo come ideatore del tema, ma anche come unico giudice supremo. L’altro ieri, sabato 7 giugno 2014, avremmo decretato pubblicamente la foto vincitrice in una serata all’insegna di taglieri di salame e formaggio in un locale a Sarre, vicino ad Aosta…

Questa sfida, seppur organizzata tra amici, mi ha appassionato, d’altro canto mi appassionano tutte le cose che riguardano la fotografia e per la serata del 7, complice il supporto tecnico del mitico Vincenzo, mi ero preparato un discorso che spiegava come avrei interpretato io il tema della sfida (con esempi e rimandi a fotografi famosi) e avrei anche spiegato più che volentieri il “perché” di ogni giudizio…

Purtroppo la “sfida” si è tramutata in “sfiga” e nel pomeriggio ho avuto un problema dietro l’altro… Impossibilitato a muovermi ho dovuto cedere al destino e cercare un modo per ritornare a casa con la mia compagna Miao che amorevolmente mi ha calmato, consolato e coccolato.

Al di là del dispiacere per l’auto, ciò che mi ha ferito è stato non aver potuto partecipare alla serata a cui tenevo tantissimo.

Non voglio però lasciare gli appartenenti al Gruppo Fotografico senza risposte e nella speranza che ci possa essere al più presto un modo per passare una serata tra amici (questa volta senza intoppi da parte mia), incollo qui di seguito uno spunto del discorso che mi ero preparato… Doveva essere una traccia, ora è diventata una relazione ufficiale…

Molti dei lettori del blog possono anche tralasciare di leggersi tutto… Tuttavia non si finisce mai di imparare e magari interessa anche a voi… ;)

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“La pittura, ancor prima della fotografia, ha suscitato emozioni, descritto luoghi, messo in risalto particolari e concetti. La fama di Edward Hopper, uno dei più grandi pittori realisti americani del XX secolo, derivava non tanto dal suo stile quanto dal suo atteggiamento verso i soggetti. Le sue figure sono imprigionate nel posto che occupano perché diventano parte della composizione generale del quadro. Non hanno capacità di movimento indipendente. Inoltre, i colori sono brillanti, ma non trasmettono calore. Edward Hopper ci ha insegnato che l’immagine è una realtà senza resti e la realtà un divenire senza centro. Partendo quindi dal concetto di pittura realistica di Hopper, ricreare un concept nel quale si intuisca qual è il soggetto (persona, animale, oggetto, elemento naturale o altro) senza renderlo protagonista, lasciandolo quindi inserito nel contesto.”

Quando mi è stato proposto di trovare un tema per la sfida mi sono impegnato affinché non fosse scontato e lasciasse parecchia libertà interpretativa ai fotografi. Mi piaceva l’idea di lanciare un tema che avesse delle fondamenta artistiche importanti in modo da dare dei suggerimenti chiari e diretti a livello culturale, ma che allo stesso tempo non desse come risultato venti “fotocopie”. Stabilire un vincitore tra venti foto tutte uguali sarebbe stato difficile se non impossibile, ma anche decidere tra venti scatti completamente diversi non è stato un gioco da ragazzi. La difficoltà è stata tutta nell’analizzare scatto per scatto le diverse modalità di approccio al tema.

Innanzitutto un complimento generale va a tutti i partecipanti perché da tutti gli scatti si evince una volontà e una ricerca verso il tema della sfida che fa pensare che non sia stato solo un discorso del tipo “Sfogliamo le cartelle sul nostro HD e vediamo se salta fuori qualcosa dal passato (non di verdure)”… Magari qualcuno lo avrà anche fatto, ma non si nota più di tanto, per cui tanto di cappello.

Tornando al tema vero e proprio ho notato con piacere che alcuni si sono ispirati quasi direttamente ai quadri di Hopper mentre altri hanno dato libero sfogo all’interpretazione. In tutti i casi l’elemento “realistico” è stato mantenuto pertanto a livello valutativo non ho fatto differenza tra chi ha quasi realizzato un “tributo” al pittore e chi invece ha creato qualcosa di nuovo attraverso il proprio occhio.

Ho invece riscontrato qualche lacuna nel saper “gestire” i soggetti nell’intento di “non renderli protagonisti, seppur lasciandoli inseriti nella scena”. Soggetti che espressamente non dovevano essere “animati o umani”, anche se ho notato che la componente umana è stata la più sfruttata. La pecca è stata più che altro sulla “troppa centralità” (e quindi importanza) di alcuni soggetti o, in altri casi, nell’averli messi troppo in disparte. Il “soggetto” era ed è uno degli elementi fondamentali nella pittura di Hopper e lo era anche nel tema della sfida pertanto l’impegno maggiore stava proprio nel cercare di impegnarsi a trovare il giusto equilibrio tra scena e soggetto, senza evitare di spiattellarlo troppo in evidenza o al contrario di farlo diventare un elemento nascosto da trovare con la lente.

Altro elemento che ho notato non essere stato curato da tutti è la gestione della luce e del colore tipico di Hopper “colori brillanti, ma che non trasmettono calore”. Passi la scelta del bianco e nero e passi la differenza tra la gamma cromatica che offre una location rispetto ad un’altra, ma altro elemento nella sfida che, a mio avviso, poteva dare al fotografo carica creativa e voglia di sperimentazione doveva essere in modo evidente la ricerca del giusto taglio di luce… Questo ovviamente si poteva ottenere con diverse prove di illuminazione in interno o attendendo la giusta ora del giorno (il tramonto sarebbe stato il momento migliore) nel caso delle location esterne. Non lo dico io, ma nella fotografia la luce è l’elemento più importante in assoluto: non esistono reflex o obiettivi da decine di migliaia di euro che rendano ottimo uno scatto se ha una pessima luce.

Qualche mese fa, a sfida già iniziata, era andato in onda su LAF uno speciale su Hopper e sul rapporto che la sua pittura aveva avuto con i direttori della fotografia e con i registi di film hollywoodiani (David Lynch, Alfred Hitchcock e tanti altri). Sono stati infatti molti a sfruttare il suo concetto di colore e luce e a ispirarsi in modo diretto ai suoi quadri per scene di film.

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sopra dal film “Inland Impire” di David Lynch – sotto la casa di “Psycho” di Alfred Hitchcock

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Da quello speciale (che mi auguro alcuni di voi abbiano visto), così come da diversi testi critici, è venuto fuori un altro elemento nascosto spesso presente nella pittura di Hopper che è “lo sguardo oltre la scena”… Questo elemento è dato da una finestra o da una porta aperta che il pittore ha inserito in quasi tutte le sue opere, a sottolineare il fatto che al di là della scena (che viene quasi spiata dal soggetto ritraente come un antesignano del Grande Fratello) ci sia un “mondo” in evoluzione e, perché no, da osservare a sua volta.
Quest’ultimo elemento dello “sguardo oltre la scena”, era ovviamente un qualcosa in più, che non era segnalato direttamente nel tema della “sfida”, tuttavia in alcuni scatti l’ho notato con piacere, ad esempio nello scatto “La spia innocente” con il bambino che si intravede in corridoio oppure in “Oltre” o in modo diverso in “Path to the world” dove l’elemento del guardare oltre si può trovare nella prospettiva dei binari che spariscono oltre la curva. Voluto o no è stato un piacevole particolare aggiuntivo che nella valutazione finale ha dato mezzo punto in più.

Ovviamente Hopper non è una novità nel campo della fotografia. Sono sempre di più i fotografi fashion che si ispirano ai suoi quadri e alle sue atmosfere… Non ultimo un corposo servizio sul numero di Gioia di aprile. C’è anche un grande fotografo/artista che realizza foto che oserei definire meravigliose e “cinematografiche” grazie ad investimenti notevoli e appoggiandosi ad una troupe di tutto rispetto: il suo nome è Gregory Crewdson (qui sotto due scatti). Se avete Sky Arte c’è un documentario tutto dedicato a lui con tanto di retroscena e back stage (grazie a Cunene per avermelo fatto vedere visto che non ho Sky). Al di là degli investimenti di cui dispone Crewdson da quel documentario traspare tutta la sua passione per la fotografia e si nota quanta pazienza occorra dietro ad ogni singolo scatto anche per un artista importante come lui! Ecco, è questo ciò che avrei voluto trasmettere nella sfida: la passione per saper ricercare, aspettare, trovare… per poi immortalare il momento giusto.

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foto di Gregory Crewdson

La valutazione vera e propria non è stata comunque facile. Decidersi in modo diretto è stato impossibile pertanto ho deciso di impormi un rigore logico che non fosse guidato espressamente dal gusto o dal piacere personale, anche perché non era mia volontà sfavorire qualcuno. Preciso che ovviamente non avevo idea di chi fosse l’autore di ogni singolo scatto che andavo a valutare.

Il metro di giudizio si è basato sulla somma di più valutazioni che ho dato ad ogni singolo scatto; valutazioni con un range da 1 a 5 che riguardavano: tecnica (che comprendeva la qualità dello scatto nel suo sviluppo finale), inquadratura (potrebbe appartenere alla tecnica, ma ho voluto dare una valutazione a parte), attinenza al tema della sfida e sviluppo dell’idea concettuale.

La foto vincitrice che ha ottenuto 18 voti su un massimo di 20 è stata “Lonely Land” che potete vedere qui sotto! Forse e dico forse, fa proprio parte di uno dei pochi scatti non fatti ad hoc per la sfida, tuttavia questo scatto è stato scelto bene, è quello più equilibrato, realizzato meglio a livello tecnico e che rispecchia il tema. Le case a sinistra, soggetto della scena ed illuminate dal sole, sono in disparte, inserite in un contesto paesaggistico più ampio, insomma, potrebbe essere un bel quadro di Hopper.

Complimenti a tutti e complimenti alla vincitrice Nadia Rizzotto! Spero di rivedervi presto!

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